ROMA, 30 APR – Il gioco d’azzardo è la terza industria italiana dopo Eni e Fiat. E’ uno dei dati più eclatanti che esce da ”Il Delfino”, rivista del Ceis – Centro italiano di solidarietà di don Mario Picchi, che ha dedicato il numero di aprile al gioco d’azzardo. La rivista segnala che il 3% del Pil viene bruciato in scommesse e giochi d’azzardo. E l’Italia è ai primi posti nel mondo per spesa pro-capite: da 500 euro l’anno nel 2004, ad oltre 790 euro nel 2008, con un fatturato totale di circa 47,5 miliardi di euro, solo 10 miliardi in meno del gruppo automobilistico, e circa la metà di quello petrolifero.
”In alcune regioni d’Italia, le famiglie arrivano a giocarsi il 6,5% del proprio reddito” e gli indigenti si dedicano al gioco d’azzardo più dei redditi medio-alti. E’ quanto segnala ”Il Delfino”, la rivista del Ceis di don Mario Picchi. ”Sembra che chi gioca di più – rileva l’inchiesta – siano proprio gli indigenti, con ulteriore aggravio della propria situazione economica”. Secondo i dati, infatti, gioca il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati.
Il gioco d’azzardo è un fenomeno in crescita tra gli adolescenti. Secondo la rivista del Ceis la media nazionale dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni che hanno giocato a videopoker e slot-machine è del 46%. E sale il numero dei giovani che si indebitano per giocare, con una cifra che varia dai 300 ai 600 euro a persona. C’è poi il capitolo delle scommesse: si stima che almeno 7 adolescenti italiani su 10 giocano e scommettono, in barba a divieti e limiti per i minorenni.
