Se a Barcellona ci sono 30 movimenti l’ora a Gioia Tauro sono soltanto 22. Così il comandante Gianluigi Aponte, armatore alla guida di Mediterranean Shipping Company, parla del porto calabrese: uno scalo reso poco competitivo, a detta sua, da alcune inefficienze e dall’assenteismo. Per questo Msc avrebbe dirottato le sue navi al porto del Pireo.
“Siamo venuti a Gioia Tauro rispondendo a una precisa richiesta dell’allora presidente del Consiglio Romano Prodi e abbiamo salvato il porto, ma non possiamo certo immolarci per continuare a tenere in piedi quella struttura in queste condizioni”, spiega in un’intervista al Sole 24 Ore.
I lavori l’altro fine settimana sono stati bloccati nel porto per la mancanza di navi: alla base ci sarebbe un contrasto con Contship per molti, ma Aponte chiarisce: “I nostri rapporti con Contship sono più che buoni e noi saremmo anche interessati a entrare nella gestione del porto in società con Medcenter e con loro stiamo trattando, ma più passano i giorni e più ci convinciamo che non è il caso”
Il porto di Gioia Tauro ha 3 mila dipendenti, di cui 1200 fanno capo direttamente a Medcenter. I dati del 2010 parlano di una flessione di meno 5 per cento della movimentazione container, ma finora le stime dicono che nello scalo calabrese sia stata realizzata almeno la metà del Pil prodotto nel settore privato in Calabria.
Quali sono allora i problemi? “Siamo pronti a dirottare le nostre navi in altri porti: al Pireo, a Port Said e in altri scali del Mediterraneo”, ha avvertito Aponte. E la colpa sarebbe delle persone che lavorano nel porto di Gioia Tauro, dell’assenteismo che c’è nello scalo, dalla bassa produttività . Non ci conviene più”.
