Scontri a Roma, Giorgio Chiesa: “Mio figlio tornato libero, il giudice sbaglia”

ROMA – Giorgio Chiesa è uno chef stellato a Cuneo. Ed è il padre di Christopher Chiesa, 21 anni, uno dei ragazzi arrestati a Roma dopo gli scontri nella manifestazione del 14 novembre scorso. Giorgio, il padre, ha voluto parlare al Giornale per un appello che di solito non ci si aspetta dalla bocca di un padre il cui figlio è stato arrestato:

«Voglio racconta­re la mia esperien­za di padre one­sto che si ritrova con un figlio che si macchia di que­sti reati e soffre. La società sotto­valuta queste cose, le liquida co­me ragazzate. Ma altro che sem­plice firma, dovevano tenerlo dentro più a lungo. Se restano impuniti li glorifichiamo».

Sta dicendo che suo figlio do­veva restare in carcere? «Senza una puni­zione gli toglia­mo persino il sen­so di colpa. Lui è tutto tronfio per questa pseudo­vittoria giudizia­ria. Mi ha detto: “Visto che il Gip mi ha mandato a casa?La lotta con­tinua”. Del resto, basta guardare il suo profilo Face­book con la frase della fondatri­ce della banda Baader Meinhof («Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica…») per capi­re che col buonismo non ottenia­mo nulla. Il mondo non si cam­bia con le bombe carta »

Cosa ha detto a suo figlio? «La notte della scarcerazione gli ho mandato un sms. Gli ho detto che sono suo padre e che per lui sono un punto di riferimento. Ma gli ho detto anche che, da pa­dre, non posso esimermi dal condannarlo. Io lavoro, non lan­cio sanpietrini ai poliziotti. E non possiamo fare di questi ra­gazzi degli eroi. Col garantismo familiare non li aiutiamo a cre­scere».

Published by
Elisa D'Alto