
ROMA – “Quella donna mi ha strappato via mio figlio con forza, sono riuscita a riprenderlo mentre lei continuava a strattonarlo”: parla Giovanna Crielesi, la mamma del piccolo Giuseppe, che lunedì 11 novembre una giovane bulgara nomade di 25 anni ha provato a portarle via.
Al Messaggero Giovanna Crielesi, 36 anni, ha ricostruito quei momenti.
“Dovevamo prendere il pullman per tornare a casa, a Vicovaro. Ero andata a trovare il mio compagno, Antonio, il papà di Giuseppe: fa il pizzettaio in un ristorante in centro e spesso rimane a dormire a Roma. A Giuseppe mancava il papà, diceva «papo, papo» così ho deciso di andare a trovarlo. Nel pomeriggio, verso le 17, sono andata nella stazione di Ponte Mammolo per prendere il pullman per tornare a casa.
“Ho deciso di cambiare Giuseppe prima di affrontare il viaggio verso Vicovaro: sono andata nella sala d’attesa della stazione e l’ho adagiato su una panchina, lo avevo fatto già tante altre volte. Avevo visto quella donna entrando in stazione, mi fissava, non mi piaceva. Ho iniziato a cambiare Giuseppe e all’improvviso l’ho visto scivolare via sulla panchina: quella donna gli ha afferrato un piedino, un calzino si è tolto, sono stati istanti di terrore. Mi ha strappato via mio figlio con forza, sono riuscita a riprenderlo mentre lei continuava a strattonarlo”.
La mamma ha raccontato di non aver visto la donna avvicinarsi. Ha visto solo un braccio che trascinava via il suo bambino. A quel punto
“Ho reagito d’istinto, ho ripreso Giuseppe, mi sentivo svenire e ho sentito gridare: erano due ragazzine che avevano visto tutto e sono intervenute”.
Proprio quelle ragazzine sono corse dietro alla donna e sono riuscite a fermarla. Poi sono arrivate le guardie giurate che hanno chiamato i carabinieri e hanno arrestato la donna.
“Vorrei fare un appello: incontrare le due ragazze per abbracciarle, sono state degli angeli. Stavo male e non ho potuto ringraziarle. E voglio dire a tutte le mamme di stare attente, di non distrarsi neanche per un secondo, di non lasciare mai i propri bimbi. È un’esperienza orribile: nessuno merita di perdere il proprio figlio”.
