ROMA, 4 NOV – Sentenze e decisioni depositate anche sino a cinque-sei anni dopo i termini previsti; una sorte che sarebbe toccata a svariate centinaia di provvedimenti, compresi quelli che riguardavano il risarcimento di cittadini gia' vittime della giustizia-lumaca; e il tutto sarebbe avvenuto in un arco temporale assai ampio, dal 2002 a oggi.
Sono stati proprio i ''reiterati, gravi e ingiustificati'' ritardi commessi da un giudice romano – Rosanna Pucci, consigliere alla Corte d'Appello – nell'esercizio delle sue funzioni, a spingere la sezione disciplinare del Csm a infliggergli la sanzione piu' drastica: la rimozione dall'ordine giudiziario. Un provvedimento che per la sua gravita' dal 2006 ad oggi e' stato applicato con il bilancino, sette volte in tutto. L'ultima nel 2008, quando fu messo alla porta, il giudice milanese Edi Pinatto che aveva impiegato otto anni per scrivere una sentenza sul clan Madonia, determinando con la sua lentezza numerose scarcerazioni.
Il magistrato rimosso oggi invece si occupava di civile. E, come era accaduto a Pinatto, era già stata sottoposta a procedimenti disciplinari per fatti analoghi, riportando una condanna alla censura. Un dato che ha certamente pesato nella decisione della sezione disciplinare del Csm, assieme al fatto che si trattava di ritardi "pluriennali" (con punte massime intorno ai 2000 giorni) e che questi riguardavano un ''rilevantissimo numero di sentenze''.
I numeri riportati nel capo di incolpazione sono impietosi. Come quelli che rivelano che tra il primo gennaio del 2007 e il 30 giugno del 2010 il consigliere della Corte d'appello di Roma avrebbe depositato in ritardo la motivazione di 256 decreti su un totale di 273 decisi: in due casi sono erano passati piu' di 1800 giorni, in 8 piu' di 1500 giorni; e la beffa e' che si trattava proprio dei giudizi per l'applicazione della legge Pinto, cioe' del diritto all'equa riparazione per chi ha subito un processo troppo lento.
Invano Pucci si e' difesa spiegando che i suoi ritardi erano legati a ragioni di salute e alla difficolta' di approcciarsi al civile dopo essersi occupata per tanto tempo di penale al tribunale di Roma. Le sue ragioni non hanno convinto il ''tribunale delle toghe'', che ha accolto la richiesta della Procura generale della Cassazione di rimuoverla dall'ordine giudiziario. Una decisione che ora il magistrato romano potra' impugnare davanti alle Sezioni unite della Cassazione.
