GENOVA, 5 AGO – I primi accertamenti autoptici sul corpo di Giuseppe Di Maio, il collaboratore di giustizia trovato impiccato il 22 luglio in un’abitazione ‘protetta’ del levante ligure, confermano l’ipotesi del suicidio.
Il prof. Francesco Ventura che ha eseguito l’autopsia, non avrebbe rilevato elementi che possano far pensare a un omicidio per impiccamento o a un impiccamento post-mortem.
L’esame delle urine ha dato esito negativo sulla presenza di psicofarmaci o stupefacenti. I risultati degli esami sono stati depositati stamani al procuratore capo reggente di Genova, Vincenzo Scolastico.
Secondo quanto si e’ appreso, sul corpo dell’uomo non sono state trovate tracce di lesioni riconducibili a colluttazione o ferite da difesa.
A suffragare l’ipotesi che Di Maio si sia tolto autonomamente la vita e’ anche il fatto che la porta di casa era chiusa dall’interno e che una finestra, seppur aperta, aveva la tapparella completamente abbassata. L’ipotesi degli investigatori e’ che si sia tolto la vita a causa della depressione di cui soffriva da qualche tempo.
Di Maio e’ stato trovato impiccato allo stipite della porta. Non ha lasciato alcun biglietto.
Ex esattore della famiglia Santa Maria di Gesu’, Di Maio era collaboratore di giustizia dall’aprile 2010. Viveva in una delle case a disposizione del Nucleo operativo di protezione e aveva cambiato identita’ da quando, un mese dopo l’arresto, aveva deciso di raccontare il complesso sistema delle esazioni del pizzo alla Guadagna.
Le sue dichiarazioni avevano portato in carcere i vertici della cosca, in un’operazione coordinata della procura di Palermo. Tra gli arrestati, vi fu suo suocero, il boss Giuseppe Lo Bocchiaro.
La moglie di Di Maio aveva rifiutato la protezione e lo aveva abbandonato portando via i due figli piccoli.
