ROMA – Nessun rilievo penale per ora riscontrato. La vicenda dei 94 embrioni andati perduti nel guasto al Centro di Procreazione assistita del San Filippo Neri di Roma potrebbe risolversi in un procedimento solo civile. Ovvero in un contenzioso circa i risarcimenti, in alcuni casi milionari, che alcune delle coppie danneggiate avanzeranno per avere perso con gli embrioni anche la speranza di diventare genitori.
Sarebbe questo l'orientamento della Procura di Roma che per ora ha aperto un fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato. Oltre ai risvolti bioetici, e al delicato tema se considerare un embrione già essere umano o meno, trattandosi di un incidente e non di un fatto doloso si potrebbe configurare un reato di natura colposa. Per questo gli inquirenti hanno scartato l'ipotesi dell'interruzione di pubblico servizio perché si tratta di un reato doloso e "in questa vicenda manca questo aspetto", è stato fatto notare.
I pm potrebbero, inoltre, prendere in esame le normative ospedaliere per individuare eventuali violazioni delle procedure: in tal caso si potrebbero contestare delle contravvenzioni pagabili con pene pecuniarie.
Ma da un primo esame delle cause, comunque, non emergerebbero reati ed elementi penalmente rilevanti che hanno portato alla distruzione di 94 embrioni, 130 ovociti e 5 campioni di liquido seminale. L'intera vicenda, è stato fatto notare, potrebbe essere risolvibile dunque a livello civilistico per gli eventuali risarcimenti.
Il fascicolo è stato affidato dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dall'aggiunto Leonardo Frisani, al sostituto Antonio Calaresu che, come primo passo, lavorera' anche sulla legislazione in tema di procreazione assistita per individuare eventuali reati.
Domani intanto gli ispettori del Centro Nazionale Trapianti effettueranno il sopralluogo per conto del Ministero della Sanita' mentre oggi i carabinieri del Nas hanno ispezionato il centro acquisendo documenti e effettuato verifiche. Dall'ospedale è stata anche fornita ai Nas una copia dell'esposto alla Procura della Repubblica e la relazione di un'indagine interna. L'ospedale ha rilevato che il serbatoio contenente azoto si è svuotato di 700 litri in maniera anomala al di là dei livelli di riserva.
Ciò ha determinato il malfunzionamento dell'impianto di crioconservazione e la perdita di embrioni, ovociti e liquido seminale. Nell'esposto il direttore generale dell'ospedale, Domenico Alessio, scrive che la Air Liquide Sanità spa, la societa' appaltatrice, è "totalmente responsabile del corretto riempimento dei contenitori di azoto liquido all'interno della sala garantendone il corretto stato di livello e temperatura per un corretto stoccaggio dei campioni" e ricorda che la societa' ha in carico anche ''un sofisticato sistema di controllo diretto, remoto ed esclusivo, a carico dell'appaltatore per 24 ore giornaliere e con piena assunzione di ogni responsabilità''.
Intanto da Milano arriva una storia simile avvenuta nel 2007. Una coppia ha fatto causa all'ospedale Fatebenefratelli, da cui dipende il centro ospedaliero Macedonio Melloni, dopo che per un cortocircuito tre incubatori si sono bloccati danneggiando tre embrioni. I due coniugi non sono più riusciti ad avere figli.
