ROMA – Decine di migliaia di prof imboscati? ''Si tratta di una leggenda metropolitana''. La rassicurazione arriva dal ministero che sull'home page del suo sito ha pubblicato una nota (''La passione per i numeri e quella per le leggende metropolitane'') per ''amore di chiarezza''.
La leggenda metropolitana forse nasce – spiega viale Trastevere – ''dalla difficolta' di dover distinguere con tirannica sintesi tra 'cattedre' (posto in organico) e 'persone'''.
''Nella stragrande maggioranza dei casi le due cose coincidono. Talvolta pero' – osserva il ministero – una singola cattedra puo' avere piu' di un docente che, a tempo parziale, presta il proprio servizio insieme ad altri colleghi. La cifra di 41.503 docenti citata da alcuni organi di stampa deriva dunque da un'operazione di sottrazione tra 'pere' (numero degli insegnanti) e 'mele' (numero dei posti).
Cioe' dalla differenza tra il numero dei docenti che risultano in servizio, 765.017, e il numero dei posti in organico complessivo (comuni e di sostegno) pari a 723.514. Ma come abbiamo tutti imparato sin dalle elementari, 'mele' e 'pere' – si ricorda – non possono sommarsi o sottrarsi. Da questa impropria sottrazione deriva l'oramai leggendario numero di 41.503. A sua volta questo numero contiene due diverse tipologie: chi effettivamente insegna e chi svolge altre attivita'. A questo punto siamo in grado di rassicurare di nuovo tutti i cittadini e gli organi di stampa: questi ultimi sono meno di diecimila.
Nel dettaglio, e per gli amanti della statistica della PA: quasi il 50% di questi diecimila – prosegue il Miur – e' composto da insegnanti non piu' idonei all' insegnamento in classe. Questi sono infatti ben 4.502, e tra i motivi di inidoneita' ci sono purtroppo anche malattie professionali, per esempio alle corde vocali. Si tratta pero' di lavoratori che, pur non insegnando piu', sono comunque collocati professionalmente nel Ministero, anche se non piu' in classe. Abbiamo poi addirittura un certo numero di insegnanti non piu' retribuiti da questa amministrazione, tra cui 400 dottorandi di ricerca – che rappresentano un investimento in formazione professionale – e circa mille docenti comandati presso enti, universita' o organizzazioni politiche statali o regionali. Cosi' come non percepiscono busta paga dall'amministrazione i circa 450 insegnanti che ricoprono attualmente un mandato politico o amministrativo.
A carico del Ministero ci sono poi 300 insegnanti comandati per l'autonomia – cioe' esperti a servizio dell'intero sistema – e circa mille docenti che insegnano all'estero. A questi si aggiungono infine i 'famigerati' insegnanti che usufruiscono in tutto il territorio nazionale del distacco sindacale: sono un po' meno di mille, dunque una cifra assolutamente congrua con i numeri di questa amministrazione, che peraltro assicura l'esercizio di un diritto costituzionale del personale a organizzarsi in sindacato.
I docenti che esercitano il loro mestiere didattico senza che a ognuno di essi corrisponda una singola cattedra sono quindi circa 30mila. Cio' avviene perche' sono a tempo parziale, con un orario di cattedra inferiore a 18 ore settimanali. Possono esserci, ad esempio, fino a 3 docenti che 'coprono' una cattedra di 18 ore e che, quindi, prestano servizio per 6 ore o docenti che coprono ore di insegnamento lasciate libere da titolari di part-time. In questi casi ci vogliono dunque – conclude viale Trastevere – piu' docenti per comporre una cattedra, cioe' uno stipendio''.