FIRENZE, 12 LUG – Ma Oriana Fallaci voleva davvero che i suoi libri piu' preziosi andassero all'Universita' lateranese e che i diritti dei suoi scritti fossero di proprieta' del nipote Edoardo Perazzi, figlio della sorella Paola? Di sicuro era una donna decisa, anche negli ultimi giorni di vita, conclusa nella sua Firenze il 14 settembre 2006. Giorni che lei sapeva essere tali, ma passati ancora a mordere, a parlare, a decidere.
''Chiunque pensi che Oriana potesse essere una donna condizionabile, anche nella sua debolezza fisica finale, non la conosce'': a parlare e' un giornalista che ha sempre chiesto per lui riservatezza sull'ultimo periodo di vita di Oriana e che, tra i pochissimi, meno di quanti se ne possono contare sulle dita di una mano, ha trascorso gli ultimi mesi e le ultime ore con lei. Oltre a lui, vicini nelle ultime settimane, solo il nipote Edoardo, la segretaria della scrittrice, un'altra amica del cuore di Oriana, un medico che a volte la ospitava a Firenze in casa sua, e monsignor Rino Fisichella, rettore dell' universita' lateranense, che le ha tenuto la mano, come lei stessa gli aveva chiesto, quando ormai era prossima a morire.
''Le decisioni le prendeva sempre e comunque lei. Su tutto, anche quando l'alieno, come lo chiamava, sembrava non darle piu' tregua'': e cosi', prima dalla sua casa di New York, poi dalla clinica nella quale era ricoverata, chiedeva, anzi esigeva, che l'amico andasse a cercare nella sua casa-archivio nella zona di Porta Romana un ricordo, o lo zainetto che utilizzava, inviata di guerra, in Vietnam oppure un libro, ma proprio quello. ''E se non si trovava al primo colpo, si arrabbiava pure. Ed era sempre lei a decidere. Tutto''.
Con lo stesso piglio e, senza ripensamenti, avrebbe dunque deciso anche cosa e a chi lasciare, come chi avrebbe dovuto essere accanto a lei, o chi avrebbe dovuto tenerle la mano, Fisichella appunto, quando aveva capito che sarebbe stata prossima alla morte.
''Della memoria, e delle decisione di una persona che sa di essere prossima alla morte e che dimostra una impressionante lucidita' si dovrebbe avere solo un grande rispetto. In quelle circostanze si dice sempre quello che il cuore e la mente suggeriscono e Oriana non sfuggiva a questa regola. Di diverso aveva pero', appunto, la grande lucidita' e curiosita' intellettuale che la tenevano, anche nelle ultime settimane, impegnata a discutere di temi filosofici e letterari, citando Borges a memoria, o sottolineando come i giornalisti dovrebbero avere una professionalita' e una preparazione, anche 'culturale', 'di grande livello', 'pur consapevoli di doversi sentire, a volte, inadeguati''' , aggiunge il giornalista che ha seguito poi anche l' organizzazione della mostra su Oriana Fallaci, allestita a Milano, Roma e Firenze e promossa dal Rcs Mediagroup e ministero dei beni culturali sulla base del materiale messo a disposizione dal nipote ed erede Edoardo.
Le decisioni che riguardavano il famoso ed oggi contestato testamento le aveva gia' prese prima di tornare in Italia, nella sua casa americana: ''Chi la pensa diversamente – dice ancora una volta il giornalista – non la conosceva proprio, oppure, anche se lo dice in perfetta buona fede, non aveva vissuto e condiviso con lei gli ultimi mesi di vita''.