MILANO – Ilva, dopo il sequestro di beni per 8 miliardi alla famiglia Riva tutto il Consiglio di Amministrazione dell’aziende siderurgica si è dimesso. La decisione è stata presa durante un vertice durato tre ore. Secondo i vertici dimissionari con i sequestri disposti dal Gip di Taranto “sono a rischio 24 mila posti di lavoro diretti, 40 mila con l’indotto”.
“Si sta mettendo in pericolo tutto – scrive l’Ansa citando fonti interne all’Ilva – c’è il rischio concreto che decine di migliaia di persone restino senza lavoro”.
Ieri, 24 maggio, la Procura i Taranto aveva deciso il sequestro preventivo di 8 miliardi di euro sui beni della Riva Fire Spa che controlla l’Ilva e quindi il siderurgico di Taranto. L’assemblea dei soci è convocata il 5 giugno.
In una nota l’Ilva sottolinea che ”l’ordinanza dell’autorità giudiziaria colpisce i beni di pertinenza di Riva Fire e, in via residuale, gli immobili di Ilva che non siano strettamente indispensabili al’esercizio dell’attività produttiva nello stabilimento di Taranto”.
Per questo, afferma l’azienda, ”il provvedimento ha effetti oggettivamente negativi per l’Ilva, i cui beni sono strettamente indispensabili all’attività industriale e per questo tutelati dalla legge 231 del 2012, dichiarata legittima dalla Corte Costituzionale”.
”Vista la gravità della situazione e incidendo il provvedimento anche sulla partecipazione di controllo di Ilva detenuta da Riva Fire i consiglieri Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure, hanno presentato le dimissioni dalle rispettive cariche”.
Lunedì incontro Zanonato-Bondi. Sulla vicenda Ilva il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato – secondo quanto riporta l’Ansa – terrà un primo incontro lunedì a Roma con Enrico Bondi, amministratore delegato della società. Zanonanto ha invitato all’incontro il governatore della Puglia Nichi Vendola e intende coinvolgere nei prossimi giorni anche i sindacati.