Immigrati, furti, truffe, anche su sigarette e acqua…ma i ladri sono italiani

Immigrata al Cara di Gradisca (Foto Ansa)

GORIZIA – Un immigrato per un centro di accoglienza vale 42 euro. Ma anche bottigliette d’acqua, schede telefoniche e sigarette. E così i responsabili italiani delle strutture di accoglienza Cie e Cara di Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia e al confine con la Slovenia, avrebbero gonfiato il numero degli “ospiti” per appropriarsi dei beni destinati agli immigrati. Queste le accuse dei pm nell’inchiesta che vede rinviate a giudizio 13 persone, tra cui amministratori attuali ed ex dei centri e il viceprefetto di Gorizia, Gloria Sandra Allegretto. Tutti indagati italiani che avrebbero incassato 3 milioni di euro di “sovrafatturazioni” ai danni degli immigrati e dello Stato, secondo le accuse.

Nel mese di aprile 2013 a fronte dei 1754 ospiti effettivi, ne sono stati dichiarati ben 3458. Oltre il doppio. Un particolare che è stato notato dalla magistratura, con i pm che hanno aperto un’inchiesta con le accuse di associazione per delinquere, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e falso ideologico.

Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera scrive:

“Per esempio, i pm scrivono di 3458 ospiti dichiarati contro i 1754 effettivi ad aprile, 4050 invece di 1403 a maggio, 6792 e non 4003 a giugno, 8.094 (4370) a luglio, 8309 (3166) ad agosto, e avanti così per quasi quattro anni, con un picco di 11342 registrati nel settembre 2008, quasi il triplo di quelli reali. Il che si è tradotto in un centinaio di ricevute contestate per circa tre milioni di euro di «sovrafatturazione» (uno attribuito al Cie e due al Cara), incassati indebitamente dal Consorzio Connecting People di Trapani che amministra la struttura, una delle 19 gestite in Italia: dal Friuli alla Puglia, dal Piemonte alla Sicilia. Tutte somme versate dal ministero dell’Interno attraverso la Prefettura”.

I pm accusano i tredici indagati di aver organizzato un sistema criminale:

“«Erano capi, promotori e organizzatori del consorzio criminale — non fanno sconti i magistrati agli undici che dovranno rispondere dei reati più gravi — Realizzavano un sistema stabile, organico e organizzato per ottenere la liquidazioni sempre maggiori rispetto agli importi dovuti»”.

Oltre a gonfiare il numero di ospiti per ottenere indebiti rimborsi, gli accusati avrebbero anche sottratto forniture di acqua e sigarette:

“Cioè, il giudice contesta pure il furto di beni a loro destinati: sottratte 89.020 bottiglie d’acqua, 311 schede telefoniche, 3.366 pacchetti di sigarette. «Omettevano di consegnarle agli ospiti – scrivono i pm – Oltre a non ricaricare le chiavette in uso agli stessi per un importo complessivo di 140613 euro». Briciole, in termini economici, rispetto alla truffa milionaria contestata al Consorzio”.

Calogero Licata, avvocato difensore del Consorzio, rinnega le accuse:

“«Ma si tratta di conti fatti sulla base di documenti parziali raccolti dalla Finanza. Ne mancano molti altri che dimostrano la perfetta aderenza delle cifre dichiarate a quelle effettive». Il legale ha poi messo le mani avanti sul sospetto che lo stesso sistema possa riguardare anche altri centri per migranti affidati alla Connecting, fra le più importanti società che si occupano in Italia di Cie, Cara e centri di assistenza: «Per quanto è a mia conoscenza non ci sono altre contestazioni in giro per il Paese»”.

La prima udienza del processo è stata fissata per il 12 giugno e tra gli indagati spunta anche il nome del viceprefetto Allegretto, difesa dall’avvocato Giuseppe Campeis, che ha dichiarato:

“«Che non intende dimettersi. E la ragione è semplice: c’è una relazione redatta dal ministero dell’Interno, che incrocia i dati della Prefettura, della Questura e del Centro, dalla quale si evince la correttezza dei comportamenti e delle fatture». Fra gli imputati anche l’ex generale dell’esercito Vittorio Isoldi, già vice comandante della missione italiana in Libano, poi passato a dirigere il Centro di Gradisca. «Sono amareggiato, quei numeri non sono falsi», ha dichiarato il suo legale, Enrico Agostinis, arrivando addirittura a sostenere che «semmai, sono sbagliati per difetto»”.

Gli inquirenti però restano convinti che di truffa si sia trattato, scrive Pasqualetto:

“Ma per gli inquirenti che hanno lavorato sottotraccia per un paio d’anni non ci sono dubbi: «Tutto è stato ampiamente passato al setaccio, si è trattato di una grande truffa allo Stato italiano»”.

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