ROMA – L’anticamera della clandestinità è il visto di ingresso: potrebbe riassumersi così quel passaggio che porta molti del milione e 300mila stranieri entrati in Italia nel 2010 con visto d’ingresso turistico (e quindi a breve termine) a trasformarsi in immigrati clandestini allo scadere del visto stesso. In questo modo oggi, riporta il rapporto dello European Migration Network, gli irregolari in Italia hanno raggiunto quota 500mila.
Nel 2010 l’Italia ha emesso 1.54mila visti d’ingresso, il 10 per cento in più rispetto all’anno precedente, il 63 per cento in più del 2001. Si trattava per lo più di visti validi per soggiorni inferiori ai tre mesi. Per periodi superiori, chiesti per lo più per ricongiungimenti familiari o per motivi di lavoro, sono stati in diminuzione.
A concedere questi visti sono stati soprattutto i consolati di Casablanca, in Marocco (18mila visti), di Chisinau, in Moldavia (12mila), e di New Delhi (11mila).
A poco, quasi a nulla, servono i decreti flussi ristretti che cercano di arginare le ondate di migranti. Come conferma lo European Migration Network, il “regolare ottenimento dei visti non preserva dal rischio della irregolarità perché la presenza irregolare è dovuta, nella maggior parte dei casi, non all’ingresso in Italia senza autorizzazione bensì alla permanenza che si protrae oltre il dovuto (overstaying)”.
In tutto gli immigrati irregolari presenti in Italia oggi, dopo la regolarizzazione del 2002, dovrebbero essere circa di cinquecentomila persone. Nel 2010 le forze dell’ordine hanno individuato 47mila irregolari, e di questi ne hanno espulsi quasi 5mila. Si è trattato soprattutto di albanesi, marocchini e tunisini. Ma in generale le espulsioni risultano in costante calo.