LAMPEDUSA – L’ultimo barcone lo hanno scortato in porto all’alba di venerdì. In cento sono sbarcati sulla banchina stracolma di immigrati che nelle ultime 48 ore hanno preso d’assalto l’isola di Lampedusa. Solo nella notte sono arrivati in 852: sommati a quelli che erano arrivati nei due giorni precedenti, superano quota 1000. Nell’isola è di nuovo emergenza, visto che da Roma persiste la direttiva di non aprire agli extracomunitari le porte del centro di permanenza temporanea che resta perfettamente funzionante 24 ore su 24 ma chiuso, come ha deciso il ministro dell’Interno Maroni.
La notte scorsa, Guardia costiera e Guardia di finanza hanno avuto il loro bel da fare. Ben 11 sono state le operazioni di soccorso dei diversi barconi che erano già stati avvistati giovedì pomeriggio nel Canale di Sicilia e che sono arrivati, per fortuna, senza incidenti grazie al mare in buone condizioni. Numeri che sono previsti in continuo aumento come raccontanto gli stessi migranti tutti fuggiti dalla Tunisia in seguito alle tensioni delle ultime settimane. Tutti inneggiano alla caduta di Ben Alì.
A Lampedusa, militari e volontari aspettano indicazioni su come gestire questa ondata migratoria che era stata ampiamente prevista e annunciata da minisbarchi delle scorse settimane, mentre ora in ogni barcone arrivano decine e decine di persone. 137 immigrati sbarcati ieri sera sono stati ospitati in un albergo dopo che il parroco dell’isola, don Stefano Nastasi, aveva messo a disposizione i locali della parrocchia pur di non lasciarli all’addiaccio.
L’orientamento del governo in tema di immigrazione e respingimenti non cambia e dunque al più presto quasi tutti gli immigrati presenti sull’isola dovrebbero essere trasferiti a Porto Empedocle per poi essere smistati in vari centri di accoglienza. Quelli arrivati nei giorni precedenti sono stati ospitati in alcuni alberghi cittadini. Ma è impensabile un’analoga sistemazione per mille persone. Dunque l’orientamento è quello di far scattare immediatamente il trasferimento verso la Sicilia.
Si attende l’arrivo sull’isola della nave della Siremar sulla quale potrebbero salire tutti gli immigrati arrivati in questi giorni. Era stato lo stesso ministro Maroni a lanciare l’allarme parlando di «pressioni ai porti di imbarco in Tunisia». Una tensione strettamente collegata alla cacciata di Ben Alì che ha nuovamente alimentato i viaggi della speranza verso l’Italia. Se dunque prima i porti di partenza erano prevalentemente in Libia oggi il flusso di immigrazione si genera in Tunisia.
Intanto lo stesso Maroni lancia l’allarme. Per il ministro dell’Interno infatti, se il flusso dal Maghreb non verrà fermato “c’è il rischio di una vera e propria emergenza umanitaria”. “La grave crisi del Maghreb – ha aggiunto Maroni – in particolare dalla Tunisia e dall’Egitto sta portando ad una fuga di massa verso l’Italia. Stanno arrivando centinaia di persone sulle coste italiane e stiamo mettendo in campo tutte le forze per fronteggiare una vera e propria crisi umanitaria”.
Il ministro Maroni ha in seguito inviato una lettera alla Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea per far ”inserire tra gli argomenti all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Giustizia affari interni il tema della crisi nei paesi del Nord Africa e i riflessi sull’immigrazione e sulla sicurezza interna in Europa”.