Aveva paura per la sua impresa in crisi, così un imprenditore edile della Valtellina si è ucciso all’interno di Aquagranda, il più grande impianto termale d’Europa – inaugurato a Livigno lo scorso 12 dicembre – e che lo aveva visto impegnato in prima persona nella realizzazione e nella gestione.
A trovare il cadavere di Luigi Cusini, 56 anni, alla guida di una impresa di costruzioni con circa 120 dipendenti, sono stati alcuni operai che si apprestavano a entrare nei garage della maxi-area del centro benessere: il loro datore di lavoro si era impiccato nei sotterranei.
I carabinieri di Livigno sono alla ricerca di eventuali messaggi lasciati dall’uomo per spiegare il motivo del gesto, secondo alcune testimonianze innescato, forse, dalle preoccupazioni dell’imprenditore – colpito anni fa da un ictus – per il forte indebitamento con le banche dopo il cospicuo investimento nell’ opera alla quale aveva molto creduto, ma che stentava a decollare.
Opera eseguita nell’ambito di un progetto in project financing costato circa 16 milioni di euro e, per circa il 70%, a carico dei privati. In una nota le organizzazioni sindacali, oltre ad esprimere solidarietà alla famiglia di Cusini, hanno sottolineato la serietà e la correttezza dimostrati dall’imprenditore di Livigno, anche per quanto concerne la puntualità nel pagamento degli stipendi agli operai.
