Nel frattempo il suo difensore, l’avvocato Enrica Sassi, aveva presentato ricorso in appello, e nel febbraio scorso – quando è stato fissato il processo di secondo grado, ben nove anni dopo il primo giudizio – ha inviato un fax alla cancelleria penale della Corte facendo osservare che l’imputato era deceduto nel 2003.
Il documento però per qualche motivo non è entrato nel fascicolo e, anziché la sentenza di non doversi procedere per morte del reo, è arrivata la conferma della condanna. “E’ un fatto accidentale, non è indice di negligenza del personale”, ha commentato un cancelliere-sindacalista. Ma per l’avv.Sassi il dato abnorme sono soprattutto i nove anni per arrivare alla sentenza di appello: “Se Nazzari fosse vivo, avrebbe diritto al risarcimento per il ritardo di giustizia”.