ROMA – L’ipotesi, accreditata da Trenitalia, che possa essere stato un furto di rame l’origine del catastrofico rogo alla Stazione Tiburtina di Roma che ha paralizzato il traffico ferroviario in tutta Italia, lascia perplessi gli esperti. Ci si chiede come una semplice sottrazione di alcuni cavi possa mandare in tilt i sistemi di sicurezza e permettere che un corto circuito distrugga la “cabina di regia” del nodo ferroviario più importante della Penisola.
In ogni caso il problema della sottrazione fraudolenta di cavi e materiale elettrico lungo le linee ferroviarie italiane resta un problema grave, con pesanti danni collaterali. E casi limite come quello di domenica 24 e quello che, all’inizio di settembre 2010, portò al blocco dell’Alta velocità fra Roma e Firenze: erano spariti alcuni cavi di rame che collegano la sottostazione elettrica di Settebagni con la linea aerea di alimentazione dei treni, e i Frecciarossa erano stati poi deviati sulla vecchia linea ferroviaria accumulando ritardi fino a 40 minuti.
In effetti l’ipotesi causa-effetto che lega l’incendio a Tiburtina con i furti di rame ha un precedente: nel settembre 2010 i ladri di rame avevano provocato indirettamente un vasto incendio alla Pisana per aver tentato di sottrarre cavi da una centralina elettrica. Saltate le linee telefoniche dell’intera zona. I furti avvengono ovunque, non solo a Roma: a Bologna, nei depositi ferroviari, nove mesi fa sparirono addirittura tre enormi e pesantissimi rocchettoni di cavi di rame destinati alle linee ferroviarie di tutta Italia.
Dopo una sensibile riduzione nel corso degli ultimi quattro anni (nel 2008 le ferrovie avevano subito il furto di 413 mila chilogrammi di rame, contro 1 milione e 231 mila di due anni prima), il business dei furti di rame sembra registrare dunque un nuovo picco. Allo Sco, il Servizio centrale operativo del Dipartimento di polizia, una sezione segue con attenzione il fenomeno coordinando i dati delle attività di contrasto effettuato da squadre mobili e Polfer.
