Il docente ordinario di neurochirurgia dell’Università di Bari, Pasqualino Ciappetta, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito di una delle indagini della Procura di Bari sulla gestione della sanità pugliese. Al medico sono stati contestati i reati contro la pubblica amministrazione.
L’inchiesta, coordinata dal pm Giuseppe Scelsi, è nata dalle dichiarazioni dell’imprenditore barese Giampaolo Tarantini che ha rilasciato dichiarazioni accusatorie nei confronti di Ciappetta dicendo di aver subito pressioni dal neurochirurgo al quale avrebbe fatto una serie di favori.
Al prof. Ciappetta gli inquirenti contestano i reati di corruzione, turbativa d’asta, falsificazione ideologica di atti pubblici e truffa aggravata in danno della pubblica amministrazione. Nei confronti del medico, in relazione agli utili ottenuti illecitamente, è stato eseguito anche il sequestro preventivo di beni e somme di denaro di cui risulta intestatario “ai fini dell’eventuale successiva confisca per equivalente prevista dalla legge”.
Dalle indagini, prosegue la nota della Procura di Bari, è emerso inoltre che Ciappetta, nonostante avesse sottoscritto un contratto a tempo pieno con l’Azienda Policlinico di Bari e l’Università di Bari, svolgeva attività professionale in strutture sanitarie diverse dal policlinico operando, in particolare nei fine settimana, presso la clinica ‘Villa del Rosario’ di Roma.
Nel comunicato della Procura si aggiunge che “in relazione ad una analoga condotta posta in essere durante lo svolgimento dell’attività di primario presso l’ospedale Santa Maria di Terni, stigmatizzata dalla sezione umbra della Corte dei Conti”, Ciappetta “era stato già condannato al pagamento della somma di circa 121.000 euro per danno patrimoniale nei confronti dell’azienda ospedaliera e dell’Università degli studi di Perugia”.
Viaggi per sé e per la sua famiglia, auto con autista e spesa (con cifre pesanti) pagata da un costoso salumiere: erano queste le utilità che – secondo l’accusa – il docente di neurochirurgia del Policlinico di Bari, Pasqualino Ciappetta, ha ottenuto dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. Ciappetta è da questa mattina agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione, corruzione, turbativa d’asta, falso ideologico e truffa.
Al medico sono stati sequestrati beni e somme per 167mila euro circa, un Audi A8 e la quota di un immobile romano. Nell’indagine sono invece indagati a piede libero per corruzione i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, che hanno collaborato con i pubblici ministeri Eugenia Pontassuglia, Giuseppe Scelsi e Ciro Angelillis. I fatti contestati fanno riferimento al periodo compreso tra il 2006 e il 2009, anni in cui Tarantini si è aggiudicato la fornitura di strumentari all’unità operativa di neurochirurgia diretta da Ciappetta.
La scelta dei dispositivi forniti dall’imprenditore avveniva, secondo la Procura, sulla base di una dichiarazione di infungibilità e insostituibilità della fornitura, costituita essenzialmente da costosi stabilizzatori vertebrali. Il reato di concussione (relativo al 2006 sarebbe stato compiuto da Ciappetta ai danni della società Mirmex, che recentemente ha acquistato la Tecnohospital della famiglia Tarantini.
Rappresentanti della Mirmex – secondo l’accusa – sono stati costretti da Ciappetta a pagare al medico e a sua moglie un viaggio per assistere a un convegno in Giappone del valore di 7-10 mila euro. In cambio la società si è aggiudicata la fornitura di strumentari chirurgici. La presunta truffa compiuta da Ciappetta ai danmni del Policlinico di Bari è invece stimata in circa 167mila euro (lo stesso valore dei beni sequestrati): il medico, nonostante avesse un contratto in esclusiva e a tempo pieno con l’azienda ospedaliera barese, operava anche nei fine settimana in una clinica romana.
