BARI – ''La diffusa collusione dei pubblici ufficiali con il sistema imprenditoriale locale, l'uso illegittimo del diritto, l'abuso delle norme e sostanzialmente l'antigiuridicita' dei comportamenti, ha prevaricato il buon funzionamento della pubblica amministrazione, favorendo quegli imprenditori che, come i Degennaro, hanno un eccellente capitale relazionale, tanto da rappresentare una delle famiglie notoriamente piu' influenti sul territorio con una elevata capacita' di asservire la funzione pubblica''.
Sono durissime le conclusioni dell'informativa della Guardia di Finanza allegata ai 132 faldoni dell'inchiesta che hanno svelato il presunto malaffare legato alle opere pubbliche realizzate a Bari dal gruppo Degennaro dal 2004 ad oggi.
L'indagine il 13 marzo scorso ha portato all'arresto di sette persone: i fratelli Daniele e Gerardo Degennaro, quest'ultimo consigliere regionale pugliese del Pd, due dirigenti del Comune e uno della Regione Puglia e due professionisti ritenuti dall'accusa dipendenti di fatto del gruppo edile.
Gli investigatori annotano nell'informativa che ''sarebbe una impresa improba quella di sintetizzare in un capitolo i molteplici fatti reato che hanno caratterizzato principalmente le vicende della realizzazione dei parcheggi interrati e del direzionale del San Paolo nella citta' di Bari''. E' indubbio – sottolineano pero' – che il sistema dei controlli e le procedure di garanzia, per gli appalti esaminati, non ha funzionato''.
E non ha funzionato perche' alcuni uffici comunali, come quello del dirigente arrestato, Vito Nitti, erano di fatto succursali della Dec dei Degennaro, dove gli imprenditori venivano convocati e si sentivano dire ''ho un appalto per te'', dove piu' d'uno era pronto a chiudere un occhio, se non tutti e due, per favorire gli imprenditori piu' vicini all'amministrazione di centrosinistra guidata dall'ex pm antimafia Michele Emiliano.
Quello che colpisce di piu' nel nuovo scandalo che scuote la citta' di Bari (dopo le inchieste sulla sanita' pubbliche e le escort portate da Gianpi Tarantini a casa di Berlusconi) e' la spregiudicatezza degli uomini che orbitano attorno al gruppo Degennaro. Alcuni di loro lavorano anche per tutelarsi dalle indagini della procura di Bari con un piano anti-magistratura (''noi dovremmo mettere a punto alcune tavole esplicative piu' da prevenzione antimagistratura'', dice uno degli intercettati).
Inquietante e' quanto accaduto il 2 e il 3 luglio del 2007. Mentre la procura di Bari acquisiva i dati informatici della 'Dg Consulting srl', del gruppo Degennaro, qualcuno, nonostante le precauzioni prese, entro' nel server della societa' di contabilita' e cancello' i numerosissimi dati contenuti, in particolare le caselle di posta elettronica di Gerardo e Daniele Degennaro e di Alberto Pansini.
Le inibizioni adottate sulla posta in entrata e in uscita – annota la Guardia di finanza – si sono rivelate inutili perche' mentre era in corso l'acquisizione dei dati ''praticamente le caselle di posta elettronica venivano letteralmente svuotate cancellando tutti i messaggi di posta in entrata e in uscita, bypassando le inibizioni''. ''Tale cancellazione – secondo i finanzieri – ha precluso ogni possibilita' di conoscere il contenuto delle singole e-mail e i relativi allegati''.
