«Una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale»: così il gip considera l’intera vicenda emersa con l’inchiesta “Broker”. Nell’ordinanza, il magistrato arriva a questa conclusione valutando «l’eccezionale entità del danno arrecato allo Stato, la sistematicità delle condotte, la loro protrazione negli animi e la qualità di primari operatori di borsa e mercato di Fastweb e Telecom Italia Sparkle».
«La realizzazione di ingenti crediti fiscali – si legge nel provvedimento – era solo una delle condotte delittuose ideate dagli amministratori e forse il lato meno significativo dell’intera operazione delittuosa». L’obiettivo principale era creare «”ingenti poste passive di bilancio dovute alle apparenti uscite di centinaia di milioni di euro in favore delle società “cartiere”». Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per pagare l’Iva in favore delle “cartiere” consentivano a Fastweb e Telecom Sparkle di realizzare fondi neri per enormi valori.
In sostanza, le somme sembravano spese per attività commerciali legittime e venivano riportate nelle uscite registrate nei bilanci societari ma questo movimento “serviva solo a utilizzare liberamente il denaro incassato attraverso il pagamento dell’Iva versata dai clienti che non era mai stato versato all’erario”.