PERUGIA, 21 SET – Guido Bertolaso lo dice con la voce che sembra per un attimo incrinata dall’emozione: ”Sono venuto a combattere non solo per la mia dignità, ma anche in nome e per conto di tutti quelli che lavorano per la protezione civile”.
Parla con i giornalisti poco dopo essersi difeso per circa un’ora davanti al gup di Perugia che dovrà decidere se rinviare a giudizio o prosciogliere lui e la presunta ”cricca” degli appalti per i Grandi eventi. Non si limita però a ribadire di avere ”demolito completamente” le accuse nei suoi confronti ma rivendica che nessuno può dire di avergli offerto anche solo un caffè.”Io sono una persona seria” sottolinea.
Bertolaso ricorda che nella stessa indagine che riguarda Giampaolo Tarantini la procura ha detto che lui non c’entra niente. ”Cosa vogliono fare? – si chiede – Vogliono distruggere Bertolaso? A che serve? L’importante è salvaguardare il sistema della protezione civile. Perché quando attaccano Bertolaso attaccano milioni di volontari, massacrano i vigili del fuoco, polizia, carabinieri, guardia di finanza e forestale, le forze armate. Tutti quelli che hanno lavorato con me. Se il numero uno viene accusato di essere un corrotto, chi ha lavorato con lui come può sentirsi ancora orgoglioso di avere fatto parte del nostro sistema?”.
A chi gli chiede se si senta un bersaglio mediatico, Bertolaso risponde a sua volta con una domanda: ”Voi che dite?”. ”Avete scritto – dice – che avevo ville in Costa azzurra, a Montecarlo e a Positano. Che si cercavano i miei conti all’estero. Mia moglie l’hanno chiamata ‘lady Bertolaso’ e hanno detto che le mie figlie avevano avuto 30 mila euro. Hanno continuato ogni giorno a gettare fango su di me e sulla mia famiglia, senza neanche toccare quei capi d’accusa che ho demolito. Non è stata questa una macelleria mediatica?”.
L’ex capo della protezione civile entra però anche nel merito delle accuse che gli sono state mosse a Perugia e dei rapporti con il costruttore Diego Anemone, considerato il personaggio centrale della ”cricca”.
”Rapporti che ho avuto con lui – sottolinea – come con altri 250 imprenditori. Se avessero messo sotto controllo i telefoni di quelli che hanno lavorato con me a l’Aquila, sui rifiuti e sulle alluvioni, avrebbero visto che ho rapporti chiari ma anche stretti con moltissimi. Non sono ricattabile e posso tranquillamente averli con tutti. Nessuno si può permettere di dire di avermi fatto un favore o offerto un caffè”.
”La procura dice che da me – sottolinea ancora Bertolaso – dipendeva il Dipartimento per il turismo. Falso. Che ho firmato contratti e progetti. Falso. Che sono stato asservito agli imprenditori privati. Falso. Ho lavorato sempre a servizio dello Stato e sono stato temuto per come gestivo. Lo dice anche Berlusconi quando Tarantini gli annuncia che sarebbe venuto da me. ‘Mi raccomando sii prudente’ gli dice perché il premier sa benissimo che sono una persona seria”.
Riguardo alle prestazioni sessuali ricevute, secondo l’accusa, in cambio ”lo stesso pm – ricorda Bertolaso – ha ammesso che non è sicuro che il rapporto ci sia stato”. ”I magistrati – aggiunge – hanno ammesso che non c’era niente di provato. Così come che non avevo alcun ruolo attivo”.
”Bertolaso è stato colui che ha decurtato del 30-40 per cento le aspettative di guadagno del gruppo Anemone” ribadisce l’avvocato Filippo Dinacci che lo difende insieme a Giovanni Dean. ”Ma se era veramente corrotto – aggiunge il legale – perché nessuno si lamenta di questo? La verità è che su Bertolaso non c’è niente”.
