Facevano passare fanghi pericolosi come rifiuti innocui, in modo da smaltirli illegalmente, a basso prezzo, nelle zone di Frosinone e Cassino. Una decina di dirigenti Fiat di Cassino e di Torino sarebbero indagati con l’accusa di smaltimento illecito di rifiuti e falsificazione di certificati. Lo rivela una inchiesta del settimanale ‘L’Espresso’, da venerdì 19 febbraio in edicola e del quale è stato anticipato uno stralcio.
Nell’articolo del settimanale viene spiegato che, secondo una fonte del Corpo forestale dello Stato, che ha avviato l’indagine, «gli uomini della Fiat, e in particolare quelli che lavorano per la società Fenice spa (controllata al 100 per cento dal Lingotto, si occupa dello smaltimento dei rifiuti nelle varie fabbriche del colosso degli Agnelli) sarebbero accusati di aver classificato fanghi pericolosi come rifiuti innocui, in modo da smaltirli illegalmente a basso prezzo. In discarica finiva così una miscela agghiacciante di schifezze, una bomba ecologica, secondo varie analisi, piene di sostanze tossiche che si sarebbero dovute trattare in modo completamente diverso».
L’intera indagine, ha ricostruito ‘L’Espresso’, sarebbe nata nel 2007 dopo alcune frasi intercettate ad un imprenditore di Frosinone. «Il sistema incriminato -si legge nell’articolo- è sempre lo stesso, identico a quello che avrebbe permesso lo smaltimento a basso costo di multinazionali come Procter & Gamble, Lucchini e Marcegaglia: gli scarti della produzione più a rischio vengono fatti esaminare da laboratori compiacenti, che assegnano ai rifiuti un codice ‘non pericoloso’. I rifiuti, in genere fanghi industriali, vengono poi smaltiti da imprese specializzate che mischiano la melma con altra spazzatura ‘non pericolosa’. Ne esce un nuovo rifiuto, che finisce dritto dritto in discarica. I vantaggi economici sono giganteschi, il giro d’affari milionario».
