BARI, 14 APR – ''La parcellizzazione delle indagini e, circostanza ben più allarmante ed incomprensibile, la mancata comunicazione degli esiti investigativi raccolti tra i vari pubblici ministeri, che pure agivano all'interno in un pool, hanno determinato una paradossale frammentazione del quadro di insieme, che, qualora letto unitariamente, avrebbe consentito di apprezzare come Lea Cosentino non fosse coinvolta in alcuna cupola del malaffare''. A dirlo sono in una nota gli avvocati Massimo Roberto Chiusolo e Francesca Conte, difensori di Lea Cosentino, l'ex direttore generale della Asl di Bari coinvolta in alcune inchieste della Procura di Bari sulla gestione della sanità in Puglia.
''La segmentazione delle indagini – continuano i difensori di 'Lady Asl', come e' stata soprannominata Cosentino – ha determinato altresi' che i giudici chiamati ad esprimersi sulle singole richieste del pm abbiano avuto, giocoforza, una visione parziale delle vicende, che, invece, andavano inquadrate in una piu' ampia cornice, onde offrire un quadro d'insieme in cui fossero chiari i ruoli e le responsabilita'''. ''Cosicche', a nostro parere, – proseguono – v'e' stata una gravissima lesione del diritto di difesa patito dalla Cosentino, che se avesse potuto disporre, sin dal primo momento, di tutti i rilevanti atti di indagine compiuti, che stanno affiorando progressivamente, avrebbe immediatamente dimostrato la propria innocenza e, in quota maggiormente significativa, contrastato efficacemente le domande cautelari, che venivano avanzate nei suoi confronti''.
Per i legali, in una Procura ''non e' concepibile che la mano destra non sappia quello che fa la sinistra, specie allorquando siano in gioco valori rilevantissimi quali la liberta' personale e l'onorabilita' di un cittadino''. I difensori di Lea Cosentino concludono auspicando ''come pure ha sollecitato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola – dicono – che venga fatta chiarezza su come siano state gestite e coordinate le inchieste sulla sanita' pugliese, in quanto riteniamo che, qualora vi fosse stata un'effettiva e proficua collaborazione e doveroso scambio di informazioni, che non risulta esservi stato, tra i vari magistrati assegnatari dei singoli filoni di indagine, la nostra assistita non sarebbe mai stata attinta da alcuna richiesta di misura cautelare, in quanto pacificamente estranea al delineato sodalizio criminoso che, secondo l'impostazione accusatoria, gestiva la sanita' nella Regione Puglia''.
Lea Cosentino fu arrestata il 14 gennaio 2010 per falso in atto pubblico e peculato nell'ambito dell'inchiesta attualmente a processo davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Bari: l'ex dg è imputata insieme con altre otto persone per le presunte irregolarità nella selezione per un posto da primario di allergologia nell'Ospedale di Altamura e per la bonifica degli uffici della Asl da microspie installate nell'ambito delle inchieste sulla sanità pugliese. Lea Cosentino è inoltre indagata in un fascicolo d'inchiesta, chiuso mesi fa, a carico di 15 persone – tra cui gli imprenditori Claudio e Gianpaolo Tarantini – accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione e istigazione alla corruzione, peculato, turbativa d'asta, falso materiale e ideologico, truffa, frode in pubbliche forniture, con riferimenti alla gestione delle gare e delle trattative per l'acquisto di attrezzature e protesi sanitarie.
Altra indagine in cui risulta coinvolta 'Lady Asl' e' quella a carico di 41 persone, tra le quali il sen.Alberto Tedesco, per presunti appalti truccati: per questo, c'e' una richiesta di rinvio a giudizio per i reati di associazione per delinquere, concussione, turbativa d'asta, abuso d'ufficio, rivelazione del segreto d'ufficio, truffa, corruzione, falso materiale e ideologico e peculato.
Ultima in ordine di tempo, l'inchiesta in cui Lea Cosentino è indagata per abuso d'ufficio insieme col presidente della Regione, Nichi Vendola, per la nomina di un primario nell'ospedale San Paolo di Bari.
