ALESSANDRIA – La Procura della Repubblica di Alessandria ha chiuso le indagini sull’incidente sull’autostrada A26 nel quale, il 13 agosto scorso, morirono quattro ragazzi francesi e ha contestato all’imprenditore edile Ilir Beti, di 35 anni, i reati di omicidio volontario plurimo con dolo eventuale, lesioni personali gravi, guida in stato di ebbrezza e porto abusivo di un coltello.
Beti, viaggiando contromano in autostrada dopo aver bevuto, alla guida di un Suv si scontro’ con l’auto sulla quale si trovavano cinque ragazzi che stavano andando in vacanza in Slovenia. Quattro morirono e uno rimase gravemente ferito. L’imprenditore e’ stato arrestato alcuni giorni dopo l’incidente ed e’ tuttora in carcere.
I difensori di Beti, Mario e Giulia Boccassi, hanno presentato ricorso in Cassazione per l’annullamento della misura cautelare, confermata in settembre dal Tribunale del riesame di Torino. I due legali sostengono che non ci sono precedenti della Suprema Corte sulla sussistenza dell’ipotesi di omicidio volontario con dolo eventuale in caso di incidente stradale. Gli avvocati chiedono la configurazione del reato di omicidio colposo aggravato dalla ”colpa cosciente”. La Cassazione non si e’ ancora pronunciata.
Nelle scorse settimane Beti ha scritto una lettera ai famigliari dei ragazzi. Subito dopo l’incidente, Beti disse di non ricordare lo scontro. Dopo aver cenato in un locale di Arenzano (Genova) con un’amica, aveva preso l’autostrada uscendo a Masone (Genova) ma era rientrato tornando nella citta’ ligure e di qui nuovamente sull’A26 diretto ad Alessandria. Le indagini hanno accertato che l’imprenditore non era uscito dal casello ma aveva fatto un’inversione procedendo per una ventina di chilometri, in contromano e a velocita’ sostenuta, fino allo scontro con l’auto dei ragazzi francesi.
