ROMA – Otto incidenti su dieci non sono frutto di una fatalità, ma di errori umani e del non rispetto delle regole stradali. Con questi dati in mano il presidente della fondazione per la sicurezza stradale Ania, Sandro Salvati, chiede di “modificare il Codice penale e introdurre una fattispecie normativa che regoli il reato stradale, soprattutto quando si causano morti o feriti gravi”. I numeri dicono che ogni due ore una persona muore sulla strada in Italia, come se ogni anno ci fossero 18 terremoti d’Abruzzo o uno tsunami ogni 5 anni. 4237 morti nel 2009 in incidenti, di queste vittime 1200 sono sotto i 30 anni, un milione di feriti. Ventimila paraplegici, praticamente una città che ogni anno spunta in Italia a causa degli scontri stradali.
”Si sta lavorando alla definizione di un iter legislativo – ha aggiunto Salvati – è ora di dare una spallata al problema con progetti sistematici a breve e medio termine”. Con questa nuova norma, ha osservato Simonetta Matone, presidente del Centro nazionale di documentazione e analisi dell’infanzia e dell’adolescenza, ”il giudice avrebbe la strada tracciata e non potrebbe discostarsi”. Alla nuova norma, ha suggerito Giuseppe De Rita, presidente del Censis, dovrebbe però ”essere affiancata una campagna sociale e antropologica”, che modifichi la cultura della sicurezza stradale.
Ha focalizzato l’attenzione sui controlli invece il presidente dell’Ania, l’associazione nazionale imprese assicuratrici, Fabio Cerchiai, ”preoccupato” che in ”assenza di un’efficacia dei controlli non funzioni neanche l’ergastolo. Infine una ”proposta personale” è arrivata dal presidente del Cnel, Antonio Marzano: ”A conseguenza di incidenti stradali che derivano da comportamenti sbagliati dei giovani, questi ragazzi dovrebbero andare obbligatoriamente a fare servizio civile per 15 giorni o un mese presso gli invalidi da sinistri”.