Ingegneri, archeologi e tecnici: gli italiani in Libia sono tanti, tanti uomini e tante donne che lavorano lì e che fremono per tornare in Italia nel caos delle rivolte anti-Gheddafi.
In tanti non riescono a partire, aspettano in aeroporto, chiedono aiuto all’Italia e all’ambasciata perché lì sottragga alle rivolte e alla paura fra Bengasi e Tripoli.
Umberto scrive al Corriere della : «La missione archeologica “The Messak Project” ancora non sa quando partirà dal posto in cui si trova verso Tripoli. Praticamente non sanno come arrivare a Tripoli. Per noi qui in Italia è impossibile riuscire a parlare con qualcuno dell’Unità di Crisi». Carmine, invece, scrive: «Archeologi Acacus La missione archeologica italiana della Sapienza è a 800 km da Tripoli ai confini con l’Algeria». E ancora: «Ci sono 200 italiani abbandonati a Misurata. Tramite Skype ricevo un accorato appello da uno dei 200 italiani bloccati a Misurata perché qualcuno faccia in modo di portarli via da li. Riferiscono di bande armate libere di scorrazzare con armi e nessuno che li possa tutelare da possibili irruzioni».
