NAPOLI, 11 OTT – In fila dalle 4 del mattino per prendere un numero e fare un'altra fila. ''Scena di tutti i martedi' e i giovedi''', raccontano gli utenti in attesa in una sala dell'Inps che chiedono informazioni sull'invalidita' civile. Il martedi' e il giovedi' sono in funzione gli sportelli per le informazioni legate ai pagamenti per l'invalidita' civile, dalle 8.30 alle 12.
Sono 150 i numeri messi a diaposizione ogni volta e per riuscire a prenderne uno, la gente arriva anche prima dell'alba. Cosi' accade che,alle 10, un'ora dopo l'apertura degli uffici,i numeri siano terminati. E' accaduto anche oggi, ma stavolta, rispetto allea tre, i cittadini non hanno voluto sentire ragioni e hanno chiamato le forze dell'ordine.
''Sono venuti per capire cosa succede qui – racconta Raffaele Cirello, pensionato di 67 anni – E intanto abbiamo ottenuto che fossero distribuiti altri numeri oltre i 150 previsti''. Nutre dubbi pero', alla quinta volta che fa la fila, sulla possibilita' di avere informazioni. ''Mi avevano comunicato che i soldi che mi spettano erano alla posta da luglio – spiega Cirello – Ma li' non ne sanno nulla e per capire dove stanno questi soldi sono gia' venuto quattro volte, con oggi cinque''.
Il problema, pero', non investe solo i pensionati,ma anche professionisti, insegnanti, impiegati ai quali i familiari hanno chiesto una mano perche' invalidi e impossibilitati a muoversi. E' il caso di Patrizia Cioffi, insegnante, che oggi si e' recata agli sportelli per la suocera e spera ''dopo tre anni'' di riuscire ad avere risposte''. ''Ho preso un permesso a scuola – sottolinea – sarei dovuta rientrare alle 12 e invece sono le 13.30 e sono ancora qui''.
Concetta Bossa viene all'Inps per la figlia disabile che ha 30 anni. ''Non solo sono insufficienti i numeri, ma anche gli orari di apertura degli sportelli – afferma – Mia figlia torna a casa con il pulmino e devo far combaciare gli orari per il suo rientro''. Tutti lamentano ''disorganizzazione nel lavoro'' e ''arroganza a mancanza di educazione da parte degli impiegati''. ''Sono sgarbati – insiste Cirello – Non possiamo sentirci dire che dobbiamo ritornare, loro dovrebbero aiutarci non complicarci le cose''.