Intimidazione a don Giuseppe Campisano: 'Un avvertimento'

CITTA' DEL VATICANO, 31 AGO – ''Credo che sia stato solo un avvertimento serio, considerando anche l'ora in cui è avvenuto il fatto: non è stato nel cuore della notte, ma è stato in un orario in cui ancora molta gente è in circolazione, di conseguenza volevano farsi sentire". Così don Giuseppe Campisano, parroco di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria) noto per il suo impegno contro la mafia, parla dell'intimidazione subita nella notte tra il 29 e il 30 agosto, quando alcuni colpi di fucile sono stati esplosi contro la sua auto.

Già alcuni anni fa il sacerdote aveva ricevuto minacce telefoniche e lettere con proiettili. Don Campisano ritiene che l'episodio dell'altra notte ''sia legato alla festa di San Rocco – dice in un'intervista alla Radio Vaticana -, per quanto riguarda molto probabilmente la presa di posizione assunta sia da me che da parte del vescovo, per cercare di raddrizzare un pò questa festa stessa e darle un volto religioso, perchè è sempre stata all'insegna del paganesimo più assoluto".

''Credo che abbiano inciso anche le quattro giornate dedicate alla legalità che abbiamo avuto qui davanti alla Chiesa – prosegue -: quattro serate riuscite molto bene, la cui tonalità è sempre stata molto fortè'.

A proposito della festa di San Rocco, il prete sottolinea come essa, ''per il prestigio che riveste, sia appannaggio di una forma di potere e di controllo, proprio per la circolazione, per il fiume di denaro, perchè la fiera è enorme e passano sistematicamente in tutte le bancarelle per l'estorsione".

Don Campisano definisce poi ''impressionantè' la presenza della 'ndrangheta a Gioiosa Jonica. ''E' difficile, perchè qui a Gioiosa Ionica c'è una zona grigia, che è pericolosissima e che è costituita dalla stragrande maggioranza degli abitanti e c'è una zona nera, che è chiara e che conosciamo tutti – ne conosciamo nomi e cognomi -. La zona grigia però è uno stile di vita, di connivenza con questo tipo di personalità e di mentalit&agravè', spiega il sacerdote.

E su come si debba combattere la 'ndrangheta, spiega: ''io sto provando con il Vangelo, sto provando con l'animazione giovanile, con l'educazione dei ragazzi, mettendo in moto gruppi famiglia dentro ai quali si affrontino determinati argomenti. Sto provando con l'evangelizzazione. Un altro strumento che sto adottando è quello di venire incontro a molte famiglie che sono vittime dello strozzinaggio, che qui è un'altra piaga terribile".

''Io sono molto ottimista, altrimenti non varrebbe la pena – conclude -. Che senso avrebbe, dopo 30 anni, stare qui, combattere e lottare?''.

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Alberto Francavilla