Ior, Angelo Caloia indagato si dimette da Fabbrica del Duomo: “Sono innocente”

Angelo Caloia

MILANO – L’ex presidente dello Ior, Angelo Caloia, indagato in una inchiesta su peculato aperta in Vaticano, ha rassegnato le dimissioni da presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. In una lettera al Cda, Caloia si dice “sconcertato, attonito e profondamente avvilito”. E ci tiene a sottolineare la sua “totale estraneità ai fatti”. Poi comunica le dimissioni dalla carica, che assunse nel 2008:

“In attesa di avere la possibilità di chiarire la mia posizione nelle opportune sedi giudiziarie, ritengo comunque doveroso rassegnare le mie dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano”.

Un effetto a cascata dell’inchiesta che ha prodotto conseguenze pesanti anche nell’Arcidiocesi più grande del mondo. L’ex presidente per un ventennio, dal 1989 al 2009, dello Ior, Istituto che ha risanato al termine della gestione del discusso arcivescovo americano Paul Marcinkus e dell’era Calvi-Sindona-Banco Ambrosiano, ha ritenuto “doveroso” lasciare.

La sua nomina alla Veneranda Fabbrica del Duomo, l’ente che gestisce la cattedrale del capoluogo lombardo, era stata decisa dal Cda dell’ente morale dove siedono cinque componenti nominati dal ministero dell’Interno e due dell’Arcidiocesi. Caloia ha ritenuto di dover lasciare anche due incarichi avuti dal cardinale Angelo Scola: la presidenza della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale e quella dell’Almo Collegio Borromeo di Pavia. Ha informato il cardinale, in un’altra lettera, in cui ha praticamente espresso, quasi con le stesse parole, la sua posizione.

Caloia, insieme all’ex direttore generale Lelio Scaletti e all’avvocato Gabriele Liuzzo, negli ultimi anni della sua presidenza sarebbe stato protagonista di una presunta speculazione sugli immobili dell’Istituto, svenduti sottocosto a presunte società “ombra” – dietro le quali ci sarebbero stati i tre indagati – e poi da queste rivenduti a prezzi di mercato, con conseguente guadagno-extra alle spalle della “banca” vaticana di cui lo stesso Caloia era presidente.

“Aspettiamo l’esito del lavoro della magistratura vaticana”, si è limitato a dire il cardinal Scola sulla questione rispondendo alle domande dei giornalisti a margine del Pontificale dell’Immacolata Concezione.

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Daniela Lauria