ROMA – La doppia anima della Brigata Sassari è il tuffo nella storia che il Sole 24 ore fa con un articolo di Anna Foa. Appartenenza autonomista e italianità si unirono nel partito sardo d’azione.
“La Prima guerra mondiale fu per gli italiani, da appena mezzo secolo riuniti in nazione, un momento forte di riunificazione e di acquisizione di un’identità nazionale. Per gli italiani tutti, ma non per i sardi, per cui fu paradossalmente, accanto a questo, anche il suo opposto, cioè il momento della costruzione di un’identità particolare, separata: quella sarda, appunto”, spiega il Sole 24 ore,
Il viaggio nel passato dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia passa al dopoguerra, quando viene fuori la seconda anima della brigata: “Ed è ancora dall’esperienza della Brigata Sassari che deriva, nel dopoguerra, il movimento combattentistico sardo, che sarà poi all’origine della nascita del Partito sardo d’azione e quindi dell’autonomismo sardo: sardismo che a sua volta, perpetuando questa dicotomia fra identità nazionale e sardità, non divenne mai, neppure nei decenni successivi, separatismo come nell’altra grande isola italiana, la Sicilia, ma si caratterizzò come volontà di autonomia e rivendicazione di anomalia e singolarità”.
Seguiamo il percorso di nascita della Brigata: venne creata nel 1915 dall’unione di due reggimenti – il primo di stanza a Sassari, il secondo a Cagliari -, ricostruisce Anna Foa, poi fu riorganizzata con i soldati sardi dagli altri fronti. Aveva una particolarità perché “la percentuale dei “sassarini” nell’insieme di tutti i caduti sardi della guerra fu infatti soltanto di uno su sei. Inoltre, essa comprese anche alcuni ufficiali non sardi, sia pur rapidamente “sardizzati”. Era composta al 95% da pastori e contadini, come la popolazione sarda da cui proveniva”.