Corriere della Sera: “Governo che legifera e non fa, giustizia peggio del Gabon”

ROMA – In Italia non si riescono a tradurre in risultati concreti gli obiettivi delle leggi. Il potere esecutivo (cioè il governo) “non esegue e fa il legislativo al posto del Parlamento”. Mentre il sistema giudiziario è “meno efficiente di quello del Gabon”. L’allarme arriva dal Corriere della Sera e porta la firma di Roger Abravanel. Molti sono gli esempi di provvedimenti legislativi senza sbocchi nella realtà.

L’ultimo in ordine di tempo è il tanto atteso decreto sul pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione alle imprese. C’è l’unanimità parlamentare, ma per arrivare alla legge ci sono voluti mesi. Nel frattempo, sottolinea il Corriere della Sera, non si sa quanto sia realmente l’arretrato, visto che le cifre calcolate oscillano tra 70 e 120 miliardi.

E’ ignota poi la somma dei pagamenti già contabilizzati e che quindi andrebbe ad aumentare il debito e non il deficit (perché lo Stato li avrebbe già spesi dal punto di vista contabile) cosa chiaramente più coerente con l’austerity voluta dalla Merkel per l’Europa. Infine, non si sa con quali meccanismi versare quegli arretrati perché nessuno si è mai posto davvero il problema nonostante esista da anni. È solo l’ultimo esempio di una incapacità cronica dell’Italia di tradurre in atti concreti le norme varate.

Ci sono poi le leggi e i decreti per ridurre i 160 miliardi di evasione: quelle su redditometro e anagrafe tributaria sono in attesa di una regolamentazione. Nel frattempo, fa notare il Corriere della Sera, è bastata una efficace attività investigativa per arrivare alla confisca di un miliardo e 300 milioni di patrimonio illegale del “re dell’eolico” Vito Nicastro.

Discorso simile per la giustizia. La riforma di cui si parla da anni non è mai arrivata. Mentre al Tribunale di Torino, scrive il Corriere della Sera, si sono ridotti i tempi della giustizia civile “semplicemente grazie a misure manageriali”.

Il problema è chiaro, secondo Abramavel:

nel nostro Paese (…) non funziona la «cinghia di trasmissione» tra quello che viene raccontato ai cittadini (l’annuncio, spesso con fini elettorali), i provvedimenti effettivamente approvati (le leggi, i decreti), i regolamenti attuativi emanati e l’effettiva azione della Pubblica amministrazione. Alla fine, se qualcosa succede, è solo grazie al coraggio e all’iniziativa di sconosciuti dirigenti che tengono in moto la macchina statale indipendentemente da chi guida il loro ministero.

Questo avviene perché la capacità di esecuzione dell’«esecutivo» (e cioè del governo) è purtroppo limitata. Spesso si lamenta anzi che si sia sostituito al Parlamento facendo decreti legge e utilizzando la fiducia per approvarli, appropriandosi del potere «legislativo» ed espropriando le Camere. Ma il vero problema è che il governo non fa ciò che dovrebbe fare, cioè «eseguire», attuare le leggi (varate dal Parlamento), e questo per mancanza di leadership politiche adeguate.

Potere esecutivo, legislativo e giudiziario sono i tre pilastri di uno Stato. Da noi l’esecutivo non esegue e fa il legislativo al posto del Parlamento. E l’efficienza del giudiziario è inferiore a quella del Gabon. Dove è lo Stato italiano?

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Maria Elena Perrero