Roma, la storia di Jing: l’uomo ‘senza’ cuore, una macchina pompa sangue per lui

Jing, passeggia nei corridoi dell’ospedale San Camillo di Roma, e parla col figlio di 20 anni arrivato dalla Corea. E’ l’uomo ‘senza cuore’, la prima persona in Italia ad avere una macchina che da sola pompa il suo sangue, perché secondo i medici “é come se il suo cuore non ci fosse, è diventato ormai solo un contenitore”.

“Verrò dimesso la prossima settimana dall’ospedale. Tornerò a fare il cameriere, posso ricominciare a lavorare, ora non ho più paura, mi sento rinato”.  Jing, 44 anni, è stato operato lo scorso 1/o giugno, il primo in Italia al quale entrambi i ventricoli sono stati sostituiti con pompe artificiali.

Vive da dieci anni in Italia, si è risposato e ha lavorato sodo come cuoco e cameriere: una vita in corsa, senza mai fermarsi. Nel frattempo il suo cuore si è spento lentamente, ha smesso di battere. Ma lui vive ancora. Dal suo petto spunta un cavo che arriva fino alla sua cinta ed è collegato a un apparecchio che attiva due pompe centrifughe: si trovano dentro il suo corpo, una nel ventricolo destro e l’altra in quello sinistro. Ma ogni sette-otto ore deve cambiare le batterie, grandi quanto un pacchetto di sigarette. E lui maneggia quell’ apparecchio hi-tech con la destrezza tipica degli orientali. E’ un uomo bassino e mingherlino dal volto simile – dice qualcuno – a quello di Bruce Lee, tanto che è diventato la mascotte del reparto di cardiochirurgia. Gli altri lo vedono “come una speranza”.

Ma prima non era tutto così facile. Da mesi Jing, in lista d’attesa per un trapianto, era l’uomo di latta nel mago di Oz: alla ricerca di un cuore.

“Stavo male, ero cosciente che la vita mi stava sfuggendo di mano”, spiega Jing accennando qualche parola in italiano. L’attesa per il nuovo organo era troppo lunga, non c’era tempo. E l’operazione, mai eseguita in Italia prima di allora, era diventate l’unica strada: dopo quattro ore di intervento aveva un impianto tecnologico che funzionava al posto del suo cuore.

A distanza di quasi un mese dall’operazione, Francesco Musumeci, primario del centro di cardiochirurgia e direttore del ripartimento cardiovascolare del San Camillo, commenta soddisfatto: “Tutto questo è frutto di un lavoro di equipe. Circa 20 persone, prima e durante l’operazione, hanno ruotato attorno a lui che adesso è un paziente qualunque. Questo tipo di intervento può rappresentare una valida alternativa in attesa del trapianto, visto che ultimamente le liste d’attesa si sono allungate per la carenza d’organi. Se il sistema delle pompe verrà ulteriormente messo a punto con un alimentazione interna ed autosufficiente anziché esterna potrebbe rappresentare l’alternativa definitiva al trapianto di cuore”.

Published by
admin