
ROMA – Strage premeditata: la mattanza di domenica notte nell’appartamento di via Carlo Felic 69 nel quartiere San Giovanni a Roma era stata architettata da Khadija El Fatkhani, 42 anni, da tempo, da quando, cioè, era tornata da una vacanza in Marocco insieme alla famiglia.
Dopo quel viaggio la donna aveva iniziato ad indossare il velo, forse era depressa e sotto stress. Poi domenica sera, 26 ottobre, è esplosa una lite furibonda con il marito, Idris Jeddou, 43 anni. Lei lo ha ferito alla pancia, e mentre lui era in ospedale a farsi medicare, senza raccontare che ad aggredirlo era stata la moglie, lei si gettava sui figlioletti di 4,5 e 9 anni, armata di mannaia.
Dei tre bimbi è sopravvissuta solo Hiba, 5 anni, che si è difesa fino allo stremo e ora lotta tra la vita e la morte in coma farmacologico. Le sono anche state amputate delle dita, lacerate dalla forza con cui ha tentato di opporsi alla madre che tutt’ad un tratto le si era rivoltata contro.
Insieme a Hiba sopravvive Idris. Anche lui si trova ancora in ospedale, dove è stato operato. I pubblici ministeri hanno intenzione di sentirlo nuovamente per far luce sul caso. L’unica certezza, in questo pluriomicidio-suicidio, è che l’unica ad aggredire è stata Khadjia: sul suo corpo i medici legali non hanno trovato alcuna traccia di difesa.
