da: Il Giornale
Aveva ragione Antonio de Curtis, in arte Totò. Era il 1961 quando Sergio Corbucci diresse il principe in Totò, Peppino e la Dolce vita. Dunque Antonio Barbacane, al secolo Totò, era il presidente della Spa, Società Posteggiatori Abusivi. Guidava il corteo dei colleghi che mostravano cartelli di protesta: «W la zona disco», «M la il divieto di sosta». Il manipolo si fermava davanti al Ministero e qui Barbacane arringava: «Abusivi di tutti i posteggi urbani e interurbani, unitevi! Che cosa chiediamo noi alle autorità costituite e ricostituite? Un posteggio al sole! Che cosa abbiamo ottenuto finora con le nostre richieste? Chiacchiere, promesse, vaghezze, ripeto vaghezze. È ora di finirla, ora basta, abusivi, qui si abusa!». Cinquant’anni dopo ecco che il film diventa un fatto di cronaca. Bello fresco, grottesco, clamoroso, infine da sbellicarsi di risate. Ci pensa la Cassazione a dare gloria a Totò «Barbacane». Secondo l’ultima sentenza non si può fare a meno di riconoscere come per la cittadinanza i posteggiatori non autorizzati svolgano un «lavoro indispensabile» che elimina tanti impicci di posteggio, liberandoli delle «tante manovre fastidiose». La Seconda sezione penale ha annullato la custodia domiciliare inflitta a…
