ROMA, 26 GIU – Se i separati e i divorziati si sentono ''sfrattati'' dalla Chiesa, le comunita' devono ridare loro una ''casa abitabile''. E bisogna predisporre ''percorsi di amicizia e accompagnamento'' verso queste persone.
Questo il filo conduttore che ha attraversato la ''Settimana'' della Cei dedicata ai separati e divorziati, prima iniziativa del genere in Italia, e che si conclude oggi a Salsomaggiore. Hanno dato notizia dello svolgimento dei lavori Avvenire, Sir e Radio vaticana.
La Chiesa italiana ha dedicato nel '99 un convegno ai matrimoni in difficolta' e nel 2006 uno a disagio e crisi di coppia, ma per la prima volta a Salsomaggiore affronta un tema cosi' sensibile, visto che, come si ricordera', i separati e divorziati risposati non sono ammessi al sacramento della Eucaristia e che il numero delle separazioni anche tra i cattolici e' aumentato sensibilmente negli ultimi anni.
''Non abbiamo piu' il diritto di separare verita' e misericordia'', ha detto don Paolo Gentili, direttore dell'ufficio Cei per la pastorale familiare, ''non dobbiamo stancarci di ribadire e rimotivare la verita' della indissolubilita' del matrimonio, ma con la stessa forza dobbiamo dire che l'accoglienza, il rispetto, la comprensione, la vicinanza verso i separati e divorziati sono punti irrinunciabili, e che le comunita' che non predispongono percorsi di accoglienza per queste persone rischiano di tradire il magistero''.
Hanno partecipato all'incontro di Parma oltre 300 delegati diocesani, impegnati in 12 laboratori. In Italia, e' emerso a Salsomaggiore, si contano una quarantina di iniziative e gruppi in circa 30 diocesi, con alcune centinaia di volontari e alcuni sacerdoti. Il tutto in maniera ancora pionieristica, come spiega Ernesto Emanuele, ingegnere milanese 77enne, presidente della Associazione famiglie separate cristiane, da vent'anni e' uno dei pionieri in Italia della pastorale per i divorziati.
Domenico Simeone, presidente della Confederazione dei consultori di ispirazione cristiana, nel merito delle difficolta' delle coppie ha invitato a ''ampliare e sostenere un'educazione alla gestione dei conflitti'': ''oggi in una relazione qualsiasi incomprensione diventa motivo di rottura, dobbiamo invece insegnare che la difficolta' non e' mai profezia di fallimento''. Don Eugenio Zanetti, animatore del gruppo diocesano ''La casa'' di Bergamo, ha ricordato che la crescente presenza di separati e divorziati richiede alla Chiesa nuove sensibilita': ''piu' attenzione alle persone, ascoltare prima digudicare, accompagnare nella fraternita', offrire speranza nella consapevolezza che l'emergenza e' vastissima, ma e' solo la punta di un iceberg. Sotto – ha sottolineato il sacerdote – c'e' la diffusa incapacita' di amare che riguarda l'intera societa', e nessuno puo' chiamarsene fuori''.
Secondo Ina Siviglia, docente di antropologia teologica alla facolta' di teologia di Palermo, ''e' urgente che le Chiese locali, dopo un discernimento accurato della situazione sul territorio, predispongano delle équipe, appositamente costituite e preparate per fronteggiare al meglio il problema''. (giovanna.chirri@ansa.it).
