La fabbrica delle notizie false: mala pubblicità di un gruppo di avvocati

La fabbrica delle notizie false: mala pubblicità di un gruppo di avvocati

ROMA – La notizia: un anziano fa causa all’Inps per vedersi riconosciuta la pensione di invalidità. Ha 97 anni e già un piede nella fossa, ma ci vogliono 13 anni per arrivare al primo grado di giudizio. Perde per un tecnicismo e ricorre in appello: gli fissano la prima udienza al 2018. In soccorso dell’ormai ultracentenario intervengono due ardimentosi avvocati che fanno causa al ministero della Giustizia, chiedendo i danni. Peccato che si tratti di una bufala fabbricata ad arte da una misteriosa associazione di nome Agitalia, Associazione per la giustizia in Italia, per farsi (mala) pubblicità.

Ne parla Raphael Zanotti sul quotidiano la Stampa, che li definisce “avvocati sforna-bufale per réclame”. Da buon giornalista, Zanotti si è preso la briga di verificare la succulenta notizia prima di unirsi al coro di moltiplicatori che è la stampa italiana. Ha provato a contattare i due legali intervenuti con tanto di dichiarazioni sul caso: Francesco Conte non figura nell’elenco degli avvocati iscritti al foro di Roma. L’altra, Silvia Notaro, c’è e risponde al telefono. Ma alla fatidica domanda temporeggia, si fa richiamare e scarica ogni responsabilità sul presunto collega, che dice di conoscere poco e che collabora come lei per l’Agitalia. A quel punto Zanotti prova a contattare la stessa associazione ma la sede indicata sul sito corrisponde ad un negozio di abbigliamento.

Con un po’ di ricerca in archivio si scopre che i due collaborano fin troppo assiduamente per essere due sconosciuti e che la fantomatica Agitalia detiene un vero e proprio record di notizie false. Zanotti ne elenca alcune:

“Il 4 aprile scorso una 99enne di Terni ha trovato un certificato di debito pubblico dello Stato del ’56 che oggi varrebbe 177.000 euro. Il 7 aprile è una 40enne originaria di Parma che ha ereditato 5 miliardi di lire ma la Banca d’Italia si rifiuta di cambiarli. Il 14 aprile è la volta di uno spezzino 96enne: avrebbe ereditato un Bot da un milione di euro”.

“Quella volta che l’associazione avrebbe tutelato una donna che aveva perso il bimbo durante il naufragio della Concordia. O il secondo caso di scambio di embrioni al Pertini di Roma, falso. L’associazione aveva annunciato che avrebbe chiesto danni per un milione di euro”.

Motivo? Mera logica commerciale: più circola il nome, più clienti attraggono. Spiega l’Aduc:

“Le persone si rivolgono a questi legali che, per prendere in mano la pratica, chiedono un contributo iniziale di 150 euro. Sono legati all’avvocato Giacinto Canzona, a suo tempo pizzicato da Striscia la Notizia e sospeso per un anno dall’ordine”.

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Daniela Lauria