ROMA, 29 APR – ''Tutto e' stato strano. Anche quella volonta' di dimenticare nell'intero processo di primo grado, e anche prima, l'unica traccia dell'assassino. Quel sangue maschile di gruppo A lasciato sulla porta e sul telefono dell'appartamento dove Simonetta venne uccisa. Mio marito Raniero ha gruppo 0. Quel sangue non era suo. Allora mi chiedo: perche' nessuno ne ha parlato?''. Lo scrive in una testimonianza sul settimanale 'Oggi' Roberta Milletari, moglie di Raniero Busco, assolto in appello per l'omicidio di Simonetta Cesaroni a Roma nel 1990. In primo grado l'ex fidanzato della ragazza era stato condannato a 24 anni. La rivista ha diffuso un'anticipazione del prossimo numero.
''Perche' hanno dimenticato le tracce di segatura sotto i calzini di Simonetta? Qualcuno ripuli' quella stanza – scrive ancora la moglie di Busco -. Ma per condannare mio marito anche questo doveva essere dimenticato''. ''Mi sono ripresa il mio niente. Un niente che per me e' tutto – racconta ancora Milletari -. La mia famiglia, la mia serenita', il mio Raniero: non ho bisogno d'altro per vivere''. E aggiunge: ''I segni resteranno, lo so, perche' per quanto si possa incollare bene qualche pezzo, se una cosa e' rotta, sempre rotta resta. Sara' difficile tornare quello che eravamo''.
