LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 22 SET – In meno di 48 ore, come aveva garantito il Viminale, il Cie è stato quasi svuotato. Nel centro, segnato dalle lamiere annerite dei capannoni bruciati, entro domattina non ci sarà più nessuno. Cinquecento nordafricani, tenuti a vista dai poliziotti in assetto antisommossa per l’intera giornata, sono stati trasferiti a bordo dei veicoli militari nello scalo palermitano, da lì condotti nel porto e imbarcati sulle navi Moby Fantasy e ‘Audacia’ della compagnia Gnv con destinazione altri centri d’identificazione. Cento clandestini, invece, sono stati rimpatriati con due voli della compagnia Mistral.
”La situazione è sotto il nostro controllo”, ha assicurato il questore di Agrigento Giuseppe Bisogno, volato a Lampedusa subito dopo gli scontri. Sull’isola alla fine rimarranno 140 tunisini (120 sono minori), ospitati nell’ex base Loran e in un residence a Cala Creta. Per l’incendio dei padiglioni del Cie, la Procura di Agrigento ha disposto il fermo di quattro tunisini ritenuti gli autori del rogo; la polizia inoltre ha eseguito altri sette fermi: 4 presunti scafisti di uno degli sbarchi avvenuti nei giorni scorsi e tre migranti che sono rientrati in Italia dopo essere stati già espulsi.
Gli investigatori stanno visionando i filmati delle telecamere di alcuni negozi vicini al distributore di benzina, dove sono avvenuti gli scontri. Al vaglio ci sono le posizioni sia di alcuni immigrati, in particolare di chi ha minacciato di fare esplodere le bombole, sia di alcuni lampedusani.
In tanti però resta l’amarezza per avere vissuto qualcosa che poteva essere evitata. Almeno questa è la linea della chiesa. ”Sono molto amareggiato. Quello che stanno facendo adesso, parlo dei trasferimenti, avrebbero potuto farlo dieci giorni fa”, commenta il parroco di Lampedusa, padre Stefano Nastasi. ”E’ stato triste vedere gente che scappava, dare botte, che minacciava altra gente”, aggiunge il vescovo Lahham che ai tunisini ha detto di ”non sputare nel piatto dove mangiano”. ”Questaè’ un isola bella e accogliente, ma che soffre. Vi si chiede uno sforzo al limite della capacita’ di sopportazione – ha aggiunto durante l’omelia – Quello che la popolazione di Lampedusa ha fatto è degno di ammirazione. E’ ingiusto però chiedervi di continuare a portare questo fardello da soli”.
