ROMA – "Addolorata, allibita e infuriata": queste le parole con le quali la presidente dell'associazione nazionale Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, descrive, in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera e indirizzata al ministro della Giustizia Paola Severino, il suo stato d'animo, dopo aver letto che l'ex caporale dell'Esercito accusato di aver stuprato e quasi ucciso una giovane ventenne tre mesi fa a l'Aquila, ha ottenuto gli arresti domiciliari.
''Sono 25 anni che operiamo al fianco delle vittime, invitandole innanzitutto a denunciare – ricorda MOscatelli – una percentuale bassissima, pari all'8% di donne, trova il coraggio di farlo. Ci dica, signora ministra, dopo una decisione simile, con quale animo possiamo continuare a fare il nostro lavoro? Con che forza possiamo dire alle donne di denunciare e a questa ragazza di credere alla giustizia?''.
La presidente di Telefono Rosa chiude la lettera con un abbraccio alla vittima ''che in questo dramma si e' sentita sola, non protetta dalla giustizia e ha perso la fiducia nel nostro Paese. A questa ragazza – conclude – diciamo che noi di Telefono Rosa ci siamo ma e' lo Stato che non puo' restare in silenzio e fermo''.
