È stato lo stesso presidente della Corte, Giovanni Canzio, aprendo la relazione sull’amministrazione della giustizia, a sottolineare l’iniziativa. «È sembrato a tutti noi opportuno e coerente con la drammatica situazione aquilana – ha detto – che la tradizionale cerimonia di inaugurazione si svolgesse in termini di significativa sobrietà, ridimensionando gli aspetti più esteriori e formali, tenuto conto dell’oggettiva difficoltà di recupero e sistemazione delle consuete toghe rosse, rimaste sepolte tra le macerie del Palazzo di Giustizia».
Canzio ha ricordato che «la notte del 6 aprile L’Aquila e il suo circondario sono stati colpiti da un terremoto distruttivo di vaste proporzioni, che ha fatto crollare, in tutto o in parte, la quasi totalità degli edifici pubblici, fra i quali il Palazzo di Giustizia che ospitava, oltre alla Corte d’appello e alla Procura generale, anche il tribunale ordinario, la Procura della Repubblica e il tribunale di sorveglianza».
«I magistrati e quasi tutto il personale amministrativo residenti all’Aquila – ha continuato Canzio – hanno perduto la propria abitazione, trasferendosi in alloggi provvisori sulla costa o nelle tendopoli».