
Lavoratori fragili: per l'Inail gli over 55. La metà dei prof... (Ansa)
Più dei banchi, più del metro di distanza, più delle mascherine, un problema enorme rischia di compromettere il nuovo anno scolastico.
I presidi, in particolare del nord Italia, stanno iniziando a ricevere lettere di docenti in condizioni di salute precarie che chiedono di essere esonerati per paura del Covid: quella dei “lavoratori fragili” sta per diventare la questione.
Ora nella scuola l’età media è molto alta: si calcola che nel 2019 su 730mila insegnanti di ruolo, quelli con più di 54 anni erano oltre 300mila. I professori con più di 62 anni sono 170mila.
Lavoratori fragili: da aprile l’Inail riconosce anche gli over 55
Nella definizione “lavoratori fragili” rientrano i lavoratori affetti da problemi oncologici, da più patologie contemporaneamente, gli immunodepressi e, da aprile, quelli con più di 55 anni.
L’Inail ha allargato le maglie delle regole generali di tutela dei lavoratori: in tanti potranno con diritto accedere alla “sorveglianza sanitaria eccezionale”.
A parte l’annosa questione del ricorso alle supplenze (con magari docenti precari ancora più anziani) il problema è come collocare questi “lavoratori fragili”.
Aspettiamoci una marea di certificati di malattia
Una “tempesta perfetta” sta per abbattersi sulla scuola, commenta il Corriere della Sera. Di sicuro c’è da aspettarsi una marea di certificati di malattia
Oltre 400mila tra insegnanti, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, sono over 55, quindi secondo le stime dell’Ocse, più esposti al rischio Covid.
Mancano linee guida dedicate, quali patologie rientrano nella “fragilità” e quali no, e nel caso non esiste procedura concordata sulla messa in sicurezza dei docenti.
Come collocarli? Come sostituirli?
Smart working? Cioè prof a casa e studenti in classe da soli: impraticabile.
Si potrebbe farli lavorare “con piccoli gruppo raddoppiando la distanza” oppure dirottarli alla programmazione della didattica a distanza.
Un’idea della segretaria della Cisl Scuola Maddalena Gissi. Che non convince la Uil: devono andare in aspettativa, non c’è alternativa.
Sì, ma chi li sostituirebbe? Le 85mila nuove assunzioni tappano il buco dei colleghi andati in pensione, buco allargato da quota 100.
Secondo i sindacati solo l’assegnazione delle nuove cattedre è andato a buon fine solo nel 30% dei casi.
E quei docenti che pur di strappare un contratto a tempo indeterminato si sono decisi a trasferirsi al Nord? Covid ha cambiato tutto.
Valga l’esempio segnalato dal presidente dell’Associazione dei presidi Antonello Giannelli e citato dal Corriere.
“Decine di dirigenti neo assunti in Lombardia, Veneto, Piemonte, Trentino o Emilia Romagna, temendo di ripiombare nell’incubo di nuovi lockdown, hanno deciso di tornare al Sud come docenti”. (fonti Corriere.it, La Stampa, Ansa)
