Tra i gruppi criminali stranieri che cercano di spartirsi gli affari fuori e contro la legge a Milano si è stabilito un delicato equilibrio. Spiegano in Questura: “In genere c’è una suddivisione per ‘materia’: a me la droga, a te il racket, a quello lo sfruttamento della prostituzione e via elencando, di reato in reato. Ma le invasioni di campo sono sempre possibili, specie tra le bande di giovani, e in quel caso il gruppo è pronto a ristabilire le regole con efferati regolamenti di conti. Basta anche uno ‘sgarro’ in apparenza banale perché alla fine possa scapparci anche il morto. E’ presto per dirlo con certezza, ma è quello che potrebbe essere successo a Milano”.
La dinamica, in effetti, è ancora poco chiara. Sembra che il movente che ha portato all’omicidio del giovane egiziano di 19 anni morto sul colpo per una coltellata sia del tutto banale, ma sabato sera la guerriglia metropolitana seguita al delitto, tra bande di latinoamericani e nordafricani “può essere sintomo di una rivalità mai sopita tra gang contrapposte, che l’omicidio ha fatto deflagrare come una bomba”.
Polizia, carabinieri e servizi segreti ormai da anni analizzano il fenomeno della difficile coesistenza tra i gruppi stranieri dediti, in Italia, a diverse attività criminali. Un’attenzione particolare viene dedicata proprio al fenomeno delle gang giovanili che, anno dopo anno, è sempre più preoccupante. Agguati e duelli, coltellate e stupri; spesso la loro è un guerra silenziosa e lontana dal centro, altre volte esplode in modo plateale nel cuore delle città.
La Dia, nella sua ultima relazione, si è soffermata sulle gang sudamericane, che ciclicamente tornano alla ribalta. E Milano (insieme a Genova) è una delle città in cui questi gruppi – che si chiamano ‘Latin king’, ‘Commando’, ‘Forever”, ‘Neta’ o ‘Soldatos Latinos’ – sono più attivi.
La relazione della Direzione investigativa antimafia conferma che proprio nel capoluogo lombardo il fenomeno delle bande, “inizialmente nato quale esito deviante del disagio sociale, ha effettivamente fatto registrare diversi cruenti scontri in strada e la parallela commissione di reati di vario tipo”.
Per ricordare alcuni degli episodi più noti, l’agenzia Ansa cita l’uccisione a coltellate – il 7 giugno 2009 – di un giovane equadoriano e il regolamento di conti, un anno prima, in cui venne quasi ammazzato un giovane salvadoregno, con l’arresto di diversi membri degli ‘Ms-13’.
Secondo la Dia, però, “il fenomeno appare in espansione”, al punto che c’é un’apposita sezione della Squadra mobile che si occupa di monitorarlo, così come “appare in aumento il proliferare, anche sull’onda di spinte emulative, di nuove bande”. Bande di gruppi etnici differenti, caratterizzate da vincoli interni che possono definirsi di tipo mafioso, violente, pronte ad allearsi così come a farsi la guerra. “La convivenza multietnica? Tutto dipende dagli ‘affari’ – risponde l’investigatore – e dall’equilibrio che, intorno ad essi, si riesce a trovare”.
