LECCE, 21 FEB – La condanna a 30 anni di reclusione e' stata chiesta dal sostituto procuratore della Repubblica di Lecce Guglielmo Cataldi per Giampiero Mele, di 27 anni, di Taurisano, accusato di avere ucciso il figlio, Stefano, di soli due anni, il 30 giugno 2010. Mele viene giudicato con rito abbreviato dal gup Carlo Cazzella per omicidio volontario, aggravato dall'aver agito con premeditazione, con crudelta' nei confronti di un essere indifeso e per futili motivi. La sentenza e' prevista nella prossima udienza, fissata per il 13 marzo prossimo.
L'uccisione del piccolo avvenne in casa dei nonni del piccolo Stefano, a Torre San Giovanni, nel territorio di Ugento (Lecce), sulla base di un disegno che, secondo l'accusa, Giampiero Mele avrebbe premeditato. Nella stessa giornata infatti aveva comprato la corda, con cui cerco' di strangolare il figlio, e il coltello col quale gli taglio' la gola. Il gup dovra' anche decidere sulla capacita' di intendere e di volere di Mele al momento dell'omicidio. Dopo l'arresto, infatti, il giovane tento' di suicidarsi e per questo fu dichiarato incompatibile con il regime carcerario e fu ricoverato in una clinica psichiatrica a Bari, dove si trova tuttora. Per la difesa, egli non era capace di intendere e di volere quando uccise il piccolino, mentre la procura ritiene – anche sulla base dei risultati della consulenza disposta nel corso delle indagini – che Mele era consapevole del delitto che stava compiendo.
