ROMA – La legge Levi è entrata in vigore e dal 1 settembre non sarà più possibile acquistare libri con scontati oltre il 15 per cento. Il provvedimento è stato proposto due anni fa da Ricardo Franco Levi, del Partito Democratico, ed approvato solo lo scorso 20 luglio. Se il parlamento ha approvato senza polemiche tale legge, diversa è stata la reazione di editoria e lettori.
Le piccole case editrici ed i librai hanno apprezzato la legge Levi, che offre loro uno strumento di sopravvivenza contro la grande distribuzione e i grandi editori, con Paolo Pisanti, presidente dell’Associazione librai italiani che ha dichiarato: “Finalmente una normativa che corregge l’anomalia dell’Italia, Paese in cui i grandi editori sono anche venditori, con inevitabili squilibri sui prezzi”.
L’obiettivo della legge è dunque quello di garantire un’offerta plurale e secondo Marco Cassini, cofondatore di Minimum Fax e uno degli animatori di Mulini a Vento, il gruppo di editori che si è a lungo battuto per la regolamentazione del prezzo dei libri, è anche “un importante passo avanti. Non è la migliore in assoluto tanto che alcuni aspetti, come ad esempio le sanzioni per chi non rispetta le regole, andrebbero comunque precisati”.
Gli effetti maggiori però saranno quelli sui lettori, che in tempi di crisi, tagli e manovre, non potranno più contare su un buon risparmio. A nulla sono valse le proteste di blog e la petizione dell’Istituto Bruno Leoni affinché Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica, non firmasse la legge.
Chi sostiene la legge punta ad un abbassamento del prezzo di copertina a medio e lungo termine, per permettere comunque un risparmio ai lettori, ma non esiste garanzia che ciò avvenga, come ha spiegato Serena Sileoni, ricercatrice del Bruno Leoni: “L’effetto immediato sarà che i lettori non compreranno o compreranno di meno”.
La legge in realtà è facile da arginare per chi i libri li compra online: i siti di vendita possono offrire sconti superiori al 15 per cento semplicemente scegliendo un dominio estero. Se il lettore poi può fare a meno della carta e decide di passare agli ebook allora del tetto massimo di sconto non dovrà certo preoccuparsi: già penalizzati dall’Iva al 20 per cento, contro il 4 per cento dei compagni cartacei, gli ebook non rientrano nella legge Levi.
Le vittime principali del provvedimento saranno però le biblioteche, che oltre ai tagli statali dovranno affrontare il tetto massimo di sconto del 20 per cento, contro il precedente 25-30 per cento. Stefano Parise, presidente dell’Associazione italiana biblioteche, Aib, ha denunciato la preoccupante situazione: “Solo nel polo che dirigo, Fondazione Per Leggere, Biblioteche Sud Ovest Milano, ho stimato che potremmo acquistare, e quindi offrire ai nostri utenti, 3.500 libri in meno all’anno”.
Parise ha poi sottolineato che “l’Aib non è contraria a una regolamentazione del prezzo del libro ma, se come è scritto nel testo, si farà un bilancio della legge tra dodici mesi, chiediamo che per le biblioteche, già penalizzate dai pesanti tagli ai finanziamenti statali, non si applichino tetti di sconto”.
