ROMA – Sospensione delle udienze, del gratuito patrocinio, della difesa d'ufficio e delle funzioni di giudice di pace. Gli avvocati sono pronti a paralizzare la giustizia cosi' come i tassisti hanno paralizzato le citta' nelle scorse settimane per protesta contro le liberalizzazioni.
Il decreto cosiddetto 'Cresci-Italia' sta cambiando volto, ma non e' ancora chiaro se le richieste emendative dei professionisti saranno accolte: ''E' strano che in Parlamento vengano ascoltati tassisti e farmacisti e non noi professionisti'', afferma Maurizio De Tilla, presidente dell'Oua, l'organismo di rappresentanza politica dell'avvocatura che, in occasione della due giorni (oggi e domani) di astensione dalle udienze, ha promosso, assieme agli Ordini, un incontro pubblico a Roma.
Il nodo resta l'obbligo di mediaconciliazione, in vigore ormai da un anno, che – protestano i legali – ''non ha portato ha un milione di cause in meno all'anno, solo 5 mila tentativi di conciliazione sono andati a buon fine''.
A breve l'istituto, sul quale si dovrebbe pronunciare la Consulta, dovrebbe essere esteso anche alle questioni condominiali e agli incidenti stradali. Ma gli avvocati chiedono di fare marcia indietro anche sull'abolizione delle tariffe e sull'ingresso di soci di capitale negli studi professionali che, sottolinea il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa, ''apre enormi problemi sotto il profilo del conflitto di interessi e del segreto professionale''.
''Non arretreremo'', dice il presidente della Cassa Forense, Alberto Bagnoli: ''E' a rischio il sistema giustizia e non il nostro orticello da difendere''. Gli avvocati chiedono, infine, un tavolo di confronto sulla revisione della geografia giudiziaria e di portare avanti la riforma dell'avvocatura.
De Tilla usa toni duri: ''Il ministro Severino ha dichiarato grande disponibilita, ma il problema e' capire cosa sia nella sua disponibilita'. Perche' questo e' un governo confindustriale, come dimostrato anche dalla discussione sull'articolo 18''.
In concomitanza si svolge anche un'altra assemblea, convocata dalle Camere Penali, sempre a Roma. Domani gli avvocati continueranno a incrociare le braccia, e scenderanno in piazza davanti ai tribunali.