ROMA – Paolo Burgato ha riconosciuto il suo aggressore. E quando gli ha detto: “Reiver, lasciaci stare”, il cubano ha perso la testa. Il racconto della notte del 19 agosto, quando a Lignano Sabbiadoro vennero brutalmente assassinato i coniugi Burgato, lo fa Lisandra Aguila Rico, 21 anni, in carcere a Trieste con l’accusa di duplice omicidio. “Mio fratello ha perso la testa perchĆ© aveva fatto il suo nome e ha iniziato a picchiarlo. Sentivo dei colpi contro il muro…”. Lisandra si addossa la colpa: “Io tenevo la signora che voleva aiutare il marito. Con la voce roca per non farmi scoprire ho detto a mio fratello ‘non riesco a tenerla’. E allora Reiver ha iniziato a picchiare anche la signora. A quel punto, anch’io ho perso la testa, ho preso il coltello più grande che avevo appoggiato per terra e ho tagliato la gola al signor Burgato e poi anche alla signora…Ho fatto tutto io”. Dopo l’omicidio: “Alla fine ci siamo tolti i vestiti nella casa di Burgato e abbiamo messo tutto, anche i coltelli, nello zaino di mio fratello, a parte le scarpe… Non so dove ha buttato lo zaino. Poi siamo andati a dormire… io a casa mia e lui a casa sua”.Ā Ma gli inquirenti, visti i risultati scientifici, sono certi che due siano stati i coltelli usati, impugnati da due persone diverse.
Il bottino della rapina, però, ĆØ magro. I Burgato non svelano dove nascondono i soldi (pare che tenessero 40mila euro dietro un battiscopa). Avevano parte dell’incasso della giornata: 2000 euro in tutto, ma una parte i Burgato erano soliti nasconderla nella cassaforte del negozio. Probabile che con loro avessero solo qualche centinaio di euro. “Io ho preso i soldi dalla borsetta della signora Burgato e li ho dati a Reiver, non so quanti fossero”. La rapina, secondo gli investigatori, era premeditata. I due fratelli cubani volevano tornare a Cuba, avevano giĆ preso i biglietti. In particolare Reiver aveva nell’isola caraibica moglie, un figlio e un altro in arrivo.
Le intercettazioni telefoniche sono state determinanti. Lisandra, localizzata grazie al telefono nella provincia di Salerno dove ĆØ stata raggiunta dagli investigatori, sabato scorso parlava con il fratello (tuttora a Cuba, dove ĆØ riuscito ad andare) del test del Dna: “L’hanno fatto a mia mamma, se capiscono che sono io…”. Lui: “Stai tranquilla, non possono arrivare a noi”. Ma la telefonata successiva Reiver ĆØ decisamente più preoccupato: “Scappa via, scappa via”. Lei: “Ma non ho una lira”. Lui: “Vieni via”. In un’altra telefonata Lisandra ĆØ ancora meno accorta: “Come fanno ad avere le impronte se avevamo quelle cose alle mani?”. Che avessero o meno dei guanti, si sa però che il Dna ĆØ stato trovato su alcuni mozziconi di sigaretta.
Dalle indagini esce pulita la mamma dei due ragazzi, una signora cubana in Italia da 20 anni. “Ć certo che non sapeva nulla – Ā dice al Corriere della Sera il gelataio Enzo Spinelli, suo marito e patrigno dei due giovani – Lei ĆØ vittima come me di questa grande tragedia. Anzi, ĆØ proprio sconvolta e incredula. Dice “ma com’ĆØ possibile che abbiano fatto una cosa del genere, cresciuti come sono con il nonno e la zia, due persone onestissime?”.
