BERGAMO – Essere stuprate a quattro anni, molestate continuativamente dal convivente della propria mamma, l’uomo che si chiama papà. E dopo quarant’anni scoprire che quell’uomo non solo non ha mai fatto neppure un giorno di carcere, ma ha pure violentato di nuovo due bambine.
La storia è stata raccontata dalla stessa vittima di 40 anni fa a Bergamo News. La donna è venuta a conoscenza della vicenda delle due bambine e di quest’uomo di 73 anni e non ha avuto dubbi: era “lo tesso che una vita fa ha molestato anche me”.
E subito la reazione è stata di rabbia: “Con quello che è successo a me, quell’uomo non ha avuto nessuna conseguenza, nessuna punizione, quindi si è sentito libero di fare quello che voleva”. L’uomo era stato condannato nel 1990, ma l’indulto l’ha salvato dal carcere.
La donna, che adesso a 49 anni, ha raccontato di quando quell’uomo entrò a casa sua, dove vivevano lei, i tre fratelli e la madre vedova.
“Ero piccola, lo chiamavamo papà. Vedevo che con me si comportava in modo diverso rispetto ai miei tre fratelli. Ma a quell’età non si riesce a capire. Capitava anche di litigare, perché loro dicevano che ero la preferita, quella avvantaggiata, invece succedeva ben altro. Così era un dramma quando c’era lui per un motivo e quando non c’era per un altro motivo”.
Quando c’era “avevo una paura terribile, perché non sapevo che cosa sarebbe successo. Si avvicinava con quei modi gentili, ma poi si trasformava. Ero terrorizzata quando mi lasciavano in casa da sola, perché sapevo che lui sarebbe arrivato. Una volta mi sono nascosta sotto un mucchio di coperte, mi hanno cercata per tutto il giorno e alla fine le ho anche prese. Ma io volevo solo nascondermi da lui”.
“Un giorno è arrivata mia mamma con la sorella di lui. Ero alle elementari. Hanno iniziato a chiedermi “ma ti fa delle moine”? Forse, ma mia mamma aveva paura di lui. Io non capivo questa parola, “moine”, quindi non rispondevo. Poi loro hanno insistito e sono scoppiata a piangere. Mi vergognavo, mi sentivo in colpa. Era tutto un senso di colpa”.
“Mia mamma è andata dai carabinieri. Sono stata interrogata dalle assistenti sociali in una stanza del tribunale con un soffitto alto, banconi di legno e un finestrone. Queste tre donne mi facevano delle domande. Parlavano tra di loro e dicevano che erano mie fantasie, perché un esame medico ha escluso la violenza carnale. Ma non è necessario che si arrivi a quel punto per subire violenza. Lo hanno arrestato, è finito nel carcere di Sant’Agata, ma poi è stato liberato e non è successo nulla”.
“Era emerso un segreto che dovevo tenere nascosto. Ho pensato che se fossi stata zitta, avrei continuato a subìre, ma almeno gli altri sarebbero rimasti tranquilli. Dopo due mesi mia mamma l’ha ripreso in casa. All’inizio è andato tutto bene, poi ha ricominciato, con richieste sempre più pesanti e frequenti. Poi mia mamma e i fratelli si sono resi conto della realtà. Io avevo già 14 anni. Il sabato e la domenica andavamo in questa baita in montagna (la stessa dove avrebbe commesso i nuovi abusi sulle due sorelline, ndr ) costruita da noi bambini con lui. Succedeva anche lì. Ho iniziato a ribellarmi. Ne abbiamo parlato in famiglia e lo abbiamo colto sul fatto”.
“L’ho rivisto una volta, a processo. Lui mi ha sorriso e mi ha detto “stai tranquilla che non succede niente”. Mi sono sentita di nuovo in colpa. È una cosa che ti resta addosso. So che è stato condannato, ma non è andato in carcere”.
