Aiutare le vittime del racket, combattendo le infiltrazioni della criminalità e il diffondersi di quelle attività economiche che sempre più spesso spingono persone in difficoltà nelle mani degli strozzini. È questa la missione di “Sos racket e usura”, l’associazione con base a Milano fondata da Frediano Manzi: «Sono 18 anni che combattiamo questi fenomeni. Anch’io sono stato vittima degli usurai, e conosco bene la situazione di abbandono in cui precipita chi si trova in queste situazioni».
Assenza delle istituzioni. Fin dalle prime denunce sui traffici loschi attorno ai monti di pietà milanesi e al casinò di Campione d’Italia, Manzi ha dovuto affrontare aggressioni, minacce e «atti di vera e propria delegittimazione che spesso provenivano dalle stesse autorità che avrebbero dovuto affrontare i problemi». Pressioni che non lo hanno mai fermato e che ancora oggi lo portano a sottolineare le mancanze di un sistema che «giustamente punta il dito contro gli imprenditori taglieggiatti che non collaborano, ma non fa nulla per aiutarli a superare la paura».
Protesta estrema. Meno di un mese fa Manzi ha intrapreso uno sciopero della fame e della sete di nove giorni per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle lacune della legislazione italiana, avanzando alcune precise richieste: «È assurdo – spiega – che siano esclusi dall’accesso ai fondi coloro che non hanno una partita Iva. Si tratta di oltre 400 mila tra casalinghe, impiegati e dipendenti pubblici lasciati senza protezione». E anche gli imprenditori, quando trovano il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine, trovano un ostacolo insormontabile nelle lentezze della burocrazia: «Occorrono mediamente quattro o cinque anni perché i soldi arrivino a chi ne ha diritto. Un’eternità che non può permettersi di aspettare chi è già strozzato dai debiti». Ciò che ne scaturisce è un meccanismo perverso nel quale le vittime «finiscono per preferire di rivolgersi agli usurai invece che allo Stato. Perché almeno gli strozzini pagano subito e danno loro il necessario per sopravvivere».
Risultati. L’ultima protesta ha portato i suoi frutti, con l’impegno del Governo a introdurre entro la fine dell’anno le modifiche legislative richieste. Ma secondo Manzi questi non sono gli unici problemi: «Bisogna colpire i focolai che favoriscono il diffondersi dell’usura. Perciò noi faremo presentare oltre 500 interrogazioni parlamentari per chiedere la rimozione dal web di sedicenti finanziarie che truffano i loro clienti. E ci batteremo contro la pubblicizzazione dei nuovi giochi d’azzardo, con le “macchinette mangiasoldi” che si vanno diffondendo in tutta Italia». Sempre mettendoci la faccia, perché «noi non siamo l’antimafia degli annunci e questo è l’unico modo per spingere anche altre persone a denunciare».
Omertà. Una lotta coraggiosa, ma troppo spesso solitaria, come spiega Manzi che tre mesi fa arrivò a tentare il suicidio: «Anche qui in Lombardia si va diffondendo l’abitudine a convivere con la criminalità. Noi dobbiamo ringraziare le forze dell’ordine, che fanno un grande lavoro, ma ciò che manca è un vero impegno da parte degli amministratori locali e nazionali». Che a volte arrivano a negare l’esistenza delle mafie al Nord, cosa su cui Manzi taglia corto: «Chi nega questa evidente penetrazione della criminalità è colluso con essa».
