
ROMA – Luca Giustini uccide figlia di 18 mesi. “Il raptus non esiste, mai”, lo psichiatra. Dopo la barbara uccisione a coltellate della piccola Alessia, non si parli, ammoniscono esperti psichiatri, non si tiri fuori la storia del “raptus”. Che la psichiatria tendenzialmente esclude, considerandolo un non senso psichiatrico, frutto più che altro di ansia giustificativa.
La moglie di Luca Giustini, il ferroviere della provincia di Ancona che ha ucciso a coltellate la figlioletta di 18 mesi, gli ha lasciato vicino, in bella evidenza il coltello del massacro, sperando disperatamente che lo rivolgesse contro se stesso, che la facesse finita. Del resto come spiegare a una madre che il marito, padre a sua volta, ha soppresso con tanta crudeltà carne della sua carne, una bambina indifesa! Non certo con il troppo frequente alibi del “raptus”, dell’esplosione improvvisa di una violenza tanto inaudita quanto episodica, non rispondente al carattere dell’aggressore, momentaneamente incapace di intendere e volere (e quindi, per quei brevi drammatici istanti, innocente).
Non è così, non deve essere così, è costretto a ripetere Claudio Mencacci, ex presidente della Società italiana di psichiatria oltre che il direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano, sollecitato sul tema dal Corriere della Sera: tanto che, non si è mai visto qualcuno che, colpito da raptus, aggredisca uno grande e grosso, invece di un soggetto fragile e indifeso.
[Il raptus] serve molto a chi fa le perizie per giustificare le azioni di grande violenza e attenuare la gravità del fatto e la colpa di chi le commette. Servirebbe invece un impegno culturale e civile perché questo non succedesse. Per non giustificare mai la prevaricazione, la prepotenza, la violenza esplosiva e cruenta. Perché giustificare in un certo senso è come avallare l’idea che sui più deboli si possa accanire la violenza».
Perché chiamare in causa la follia davanti alle cronache più nere?
«Perché si vedono le cose dal fondo e non si riflette su ciò che c’è dietro. Bisognerebbe imparare a capire che ci sono individui che covano malvagità, crudeltà, cattiveria. Che quando accade un fatto di violenza apparentemente improvvisa c’è sempre una spiegazione, un motivo che si è costruito nel tempo. Non è mai un fulmine a ciel sereno e tendere a giustificare non aiuta nemmeno a cogliere i segnali di un eventuale pericolo». (Giusi Fasano, Corriere della Sera)
