ROMA, 05 MAR – ''Mi sono ritrovato sullo zerbino di casa una patata bollente e ho dovuto razionalizzare e prendere decisioni a fronte di un meccanismo che era completamente saltato per poter salvare quello per cui ho lavorato 20 anni''. E' la difesa di Gianfranco Lande, il cosiddetto Madoff dei Parioli, accusato di una maxitruffa da oltre 200 milioni di euro ai danni di vip e nomi noti della Roma 'bene'.
Rispondendo alle domande del pm Luca Tescaroli, l'imputato ha spiegato che la societa' Egp ''rischiava di esplodere o, per meglio dire, di implodere''. Un sistema che ad un certo punto è diventato ''virtuale''. '' Le scritture contabili di Eim, legati a Roberto Torregiani e Gianpiero Castellacci de Villanova – ha spiegato – non rispondevano al vero: gli investimenti non venivano fatti. Torregiani, del quale penso che in buona fede gli sia sfuggito di mano il sistema, si dichiarava fan dei derivati ma in realta' al versamento di denaro da parte dei risparmiatori sui conti correnti accesi in Carispaq partivano le pratiche cartacee ma tutto rimaneva in ambito molto virtuale. Cioe' i soldi rimanevano a Roma''. Lande ha affermato di essersi ''sempre fidato, pur avendo la firma sul conto e ricoprendo sulla carta un ruolo apicale nella Eim, ma non ho mai letto gli estratti trimestrali. Ho dato per scontato che gli altri non facessero imbrogli contabili. Ho sempre pensato che tutto avvenisse in modo regolare e ordinato''.
Sui soldi, in parte, restituiti ai clienti, il consulente si è limitato a dire che ''a partire dal 2009, quando la situazione era ormai critica cercai di saldare parzialmente alcuni clienti piu' insistenti tra cui Pierluigi Romagnoli, alcuni amici e parenti del calciatore Ruggiero Rizzitelli, e l'armatore Giuseppe Giuliani Ricci. Decidevo io, ma ero costretto a farlo: avevo subito ripetute minacce che venivano rivolte anche alla mia famiglia''.