Benchè paralitico avrebbe sparato da un’autovettura in corsa condotta dalla moglie, colpi di pistola contro un trentenne per vendicare l’agguato subito, a seguito del quale è costretto a vivere su una sedia a rotelle. Con l’accusa di tentativo di omicidio e porto illegale di arma da fuoco, reati aggravati dall’aver favorito un’associazione mafiosa, agenti della squadra mobile della questura di Bari hanno arrestato Umberto Lorusso, di 32 anni, ritenuto elemento di spicco del clan Rizzo di Bari.
L’arresto è stato eseguito sulla base di un provvedimento cautelare emesso dal gip del tribunale di Bari Vito Fanizzi, su richiesta della Dda. Oltre a Lorusso è stata posta agli arresti domiciliari sua moglie, Michela Di Pietro, di 30 anni, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
La donna è indagata a piede libero per aver preso parte all’agguato compiuto dal marito nel quale rimase ferito il 18 giugno 2010, sul lungomare di Bari, Felice Calabrese, nipote del presunto boss Leonardo Campanale. Sparando a Calabrese – secondo le indagini della squadra mobile diretta da Fausto Lamparelli – Lorusso ha voluto vendicarsi dell’agguato subito nell’agosto 2009, organizzato ai suoi danni al clan Strisciuglio, a cui i Calabrese-Campanale sono affiliati. Per l’agguato in cui rimase ferito Lorusso venne sottoposto a fermo Diego Casadibari.
